QUESTO/A NON SONO IO!

Con questo articolo noi di INFARMIAMOCI.it abbiamo deciso di trattare un argomento molto delicato, un argomento che, anche se molti considerano lontano o estraneo da loro, è estremamente contemporaneo, parleremo della “disforia di genere”.

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La disforia di genere  si manifesta quando un bambino o una bambina, si sente un/a estraneo/a all’interno del proprio corpo, in altre parole sente che il proprio sesso biologico non corrisponde alla propria identità, ovvero un bambino si sente una bambina e viceversa. Parliamo di bambini perchè questo è un fenomeno che si manifesta nelle prime fasi della crescita raggiungendo l’apice in età adolescenziale.

Le prime avvisaglie di questa condizione si manifestano con alcuni atteggiamenti particolari, tra cui:

  • volersi vestire con indumenti del sesso opposto;
  • fare giochi che normalmente si associano al sesso opposto;
  • volersi far crescere i capelli (per i maschi) o volerli tagliare (per le femmine);
  • durante i giochi di ruolo personificare il sesso opposto (il bambino gioca a fare la mamma, la bambina il papà) ;
  • voler fare la pipì seduti (per i maschi) o in piedi (per le femmine);
  • provare un’avversione per i propri organi genitali e per il proprio corpo in generale.

Sebbene questa condizione spesso regredisca crescendo, in alcuni casi può proseguire fino alla pubertà creando nella persona fortissimi disagi, tali da mettere in pericolo la vita stessa. Non sono pochi, infatti, i casi di ragazzine diventate anoressiche pur di impedire al proprio corpo di assumere forme femminili o di ragazzini che sviluppano una forte depressione che li porta ad avere atteggiamenti violenti verso gli altri e contro se stessi. In entrambi i casi la situazione può precipitare portando a forme di autolesionismo o addirittura al suicidio.

Come abbiamo accennato all’inizio questa condizione è sempre esistita, quello che è cambiato oggi è l’approccio, o per lo meno è quello che ci auguriamo. Mentre in passato veniva considerata una malattia mentale, e quindi trattata con strumenti di tortura fisica e psicologica, l’approccio moderno è volto a preservare quanto più possibile la vita delle persone interessate. La comunità scientifica infatti, si è orientata verso l’adozione di una terapia farmacologica allo scopo di dare ai ragazzi il tempo necessario per accettarsi e per decidere in modo maturo e convinto il percorso da intraprendere. Il tutto adeguatamente supportato da una seria terapia psicologica.

Proprio il mese scorso scoppia il caso “triptorelina”.

Dal punto di vista farmacologico, la triptorelina è un agonista del GnRH, ovvero dell’ormone di rilascio delle gonadotropine. Agisce riducendo, dopo somministrazioni ripetute, la secrezione ipofisaria delle gonadotropine FSH (ormone follicolo-stimolante) e LH (ormone luteneizzante). In condizioni normali le gonadotropine stimolano le gonadi maschili e femminili a secernere gli ormoni sessuali, testosterone ed estrogeni. Dopo somministrazioni prolungate di un agonista del GnRH si instaura una situazione di ipogonadismo con conseguente blocco della secrezione degli ormoni sessuali.

Come spiega Paolo Vitti, presidente della Società Italiana di Endocrinologia: “la triptorelina è un farmaco utilizzato da anni per bloccare il ciclo mestruale in caso di sanguinamenti genitali legati a varie patologie, in attesa dell’arrivo naturale della menopausa, nel trattamento di tumori ormoni-dipendenti come il tumore al seno o il cancro alla prostata”.

In realtà pochi sanno che questa molecola è utilizzata in Italia, dopo autorizzazione da parte dell’AIFA, come uso “off-label”, ovvero al di fuori degli usi consentiti dal foglietto illustrativo, nel trattamento della disforia di genere per ritardare o bloccare la pubertà e tutti i cambiamenti fisici che ne derivano negli adolescenti dai 10-12 anni in su.

E allora perchè scoppia il caso “triptorelina”?

Perchè l’AIFA, con una determina del 25 febbraio 2019, su precisa richiesta di quattro società scientifiche (Società Italiana di Endocrinologia, Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) ha inserito la triptorelina nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale “per l’impiego in casi selezionati”.

Come precedentemente spiegato, questo farmaco permette agli adolescenti che non si riconoscono nel proprio corpo di bloccare temporaneamente lo sviluppo fino ai 16 anni.

Ovviamente prima di arrivare ad assumere un farmaco del genere, i ragazzi e obbligatoriamente anche i genitori devono seguire un percorso molto lungo affiancati da un’equipe composta da psichiatri, psicologi ed endocrinologi.

In questi mesi si sono mobilitati medici, giuristi e associazioni cattoliche esprimendo la propria idea su questo argomento tutt’altro che semplice. In particolare i giuristi del Centro Studi Rosario Livatino affermano: “‘sono carenti studi cinici e di follow-up a lungo termine” e resta alto il rischio “di indurre farmacologicamente un disallineamento fra lo sviluppo fisico e quello cognitivo del minore” .

Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha chiesto all’AIFA di permettere l’utilizzo di questo farmaco solo in casi circoscritti e valutando caso per caso.

Maurizio Bini, ginecologo e andrologo alla guida da anni dell’ambulatorio per la transizione di genere dell’Ospedale Niguarda di Milano afferma: “Lavoro in questo settore da trent’anni e in una sola occasione ho ritenuto in coscienza di fare ricorso a questo farmaco. Nessuno può prendersi la responsabilità di bloccare lo sviluppo sessuale di un adolescente se non per motivi davvero gravi ed importanti”.

Ci sono di contro pareri anche favorevoli all’uso di questa sostanza nella disforia di genere. Alessandra D. Fisher, afferente alla SOD di Medicina della Sessualità e Andrologia dichiara: “Numerose evidenze scientifiche mostrano come la sospensione della pubertà indotta dalla Triptorelina in casi selezionati e attentamente seguiti di adolescenti con disforia di genere sia in grado di ridurre in modo significativo i problemi comportamentali ed emotivi e il rischio suicidario, nonchè di migliorare il funzionamento psicologico generale”.

Si tratta in realtà di un argomento molto complesso e delicato che va sicuramente approfondito e trattato come tale. Anche noi di INFARMIAMOCI.it abbiamo opinioni diverse, dal punto di vista etico, sulla prescrivibilità di questo farmaco nel trattamento della disforia di genere ma entrambi concordiamo su due aspetti:

  1. Il dialogo tra ragazzi e genitori è sicuramente importante per affrontare qualsiasi disagio psicologico. Il ragazzo o la ragazza che non accetta il corpo che ha deve sentirsi libero di esprimersi senza essere giudicato. È vero che ci si deve trovare nella situazione per poter parlare ma al tempo stesso crediamo che un figlio abbia sempre bisogno dell’appoggio e dell’aiuto di un genitore. Non sentirsi accettato acuisce ancora di più il malessere che ci si porta dentro.
  2. Il fatto che per la triptorelina non siano disponibili studi clinici a lungo termine non ci è di conforto. La farmacologia insegna che ogni farmaco ha le sue indicazioni terapeutiche e i suoi effetti collaterali immediati e nel lungo periodo. Chi garantisce che dopo anni di assunzione di questo medicinale non si verifichino effetti collaterali potenzialmente pericolosi? Chi si prende la responsabilità di bloccare la pubertà fisiologica di un ragazzo/a senza sapere realmente quello a cui si va incontro? La ginecologa ed endocrinologa dell’Università di Bologna e responsabile del programma sui disturbi dell’identità di genere del Policlinico S. Orsola-Malpighi, Maria Cristina Meriggiola, spiega: “Si tratta di una terapia che viene utilizzata solo da pochi anni e quindi i dati di letteratura non sono molti ma ad oggi quelli disponibili ci dicono tutti che non ci sono effetti nocivi legati al trattamento con la triptorelina”. Ecco… ad oggi!!!

Al prossimo articolo!!!

Dott. Andrea Liguori

Dott.ssa Chiara Caridi


6 thoughts on “QUESTO/A NON SONO IO!”

  1. Argomento molto delicato da trattare con attenzione. Personalmente sono contrario all’utilizzo di triptorelina. Se la disforia di genere venisse trattata con maturità, forse non sarebbe mai nata una sostanza del genere. Ad ogni modo, grazie come sempre per la vostra obiettività!

    1. Grazie Luca per il tuo commento..si tratta di un argomento particolare che va trattato con delicatezza e con obiettività..
      E noi abbiamo cercato di fare proprio questo!

    1. Abbiamo provato a fare del nostro meglio per spiegare un argomento molto delicato!!

    1. Grazie a te per il commento! Speriamo di aver fatto informazione nel miglior modo possibile!

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