Prozac: il suo lato nascosto!

Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori italiani dell’Università di Pisa, coordinati dal Prof. Massimo Pasqualetti e pubblicato sulla rivista scientifica “ACS Chemical Neuroscience”, ha rivelato nuovi meccanismi alla base del funzionamento di uno degli antidepressivi più famosi del mondo, il Prozac.

Il Prozac, il cui principio attivo è la fluoxetina, è un farmaco che appartiene alla famiglia degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). È stato sintetizzato per la prima volta nei laboratori Eli-Lilly nel 1972 e introdotto sul mercato statunitense nel 1988 per il trattamento di disturbi psichiatrici come depressione maggiore, disturbi ossessivi-compulsivi, attacchi di panico e bulimia.

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Il meccanismo d’azione della fluoxetina e degli altri principi attivi appartenenti alla classe degli SSRI è il blocco del riassorbimento della serotonina (anche chiamato ormone del buonumore) all’interno delle vescicole neuronali una volta rilasciata nello spazio sinaptico. La conseguenza di ciò è un aumento della serotonina e del livello dell’umore.

Questa nuova ricerca ha aggiunto un nuovo tassello alla base del funzionamento di questa molecola. Il coordinatore dello studio Massimo Pasqualetti spiega: “Quello che abbiamo scoperto è che la fluoxetina modifica la densità e il numero delle fibre che rilasciano la serotonina nell’ippocampo (una regione del nostro cervello coinvolta tra l’altro nella regolazione dell’umore), quindi la sua azione non è solo a livello funzionale, ma va ad agire anche su quello che possiamo definire l’hardware del cervello”.

I ricercatori hanno condotto questa ricerca studiando un modello murino e marcando le cellule nervose che producono la serotonina con una proteina fluorescente verde (GFP).

In seguito, al gruppo di topi marcati con GFP è stata somministrata fluoxetina nell’acqua per 28 giorni mentre il gruppo di topi usato come controllo non ha ricevuto alcun trattamento.

Da questo esperimento è risultato che nel gruppo di topi a cui era stata somministrata la fluoxetina, le fibre nervose che rilasciavano la serotonina nell’ippocampo erano meno numerose e più strette rispetto ai topi del gruppo di controllo.

Come ha precisato il Prof. Massimo Pasqualetti: “Le conseguenze di questo riarrangiamento strutturale del cervello devono ancora essere approfondite ma certo costituiscono un ulteriore tassello per capire come gli antidepressivi esercitano il loro effetto terapeutico”.

Probabilmente alla base dell’effetto antidepressivo del Prozac vi è anche questo cambiamento strutturale ma bisogna sempre tenere presente che si tratta di uno psicofarmaco e come tale, agendo sul sistema nervoso centrale, influenza la psiche.

Per questo motivo un farmaco del genere deve essere assunto solo in caso di un problema neurologico serio e documentato, per un breve periodo di tempo, dietro prescrizione di uno psichiatra.

Perché non mi stancherò mai di ripetere che i farmaci sono una faccenda seria!

Dott.ssa Chiara Caridi.

2 thoughts on “Prozac: il suo lato nascosto!”

  1. Carissima dottoressa grazie per l’approfondimento sul Prozac!! Sempre informazioni utilissime!! Sarebbe interessante portare avanti ulteriori ricerche scientifiche di questo farmaco.
    Grazie

    1. Grazie a te che ci segui sempre con molta attenzione. La ricerca va avanti e scava nei meccanismi alla base dell’azione dei farmaci per riuscire a comprendere meglio la loro attività sul nostro cervello.. che non è un organo molto semplice da capire..

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