AUGURI MELOXICAM, DA 20 ANNI AL FIANCO DEI NOSTRI ANIMALI!

Quest’anno Boehringer Ingelheim celebra il 20esimo anniversario del meloxicam, il farmaco che ha notevolmente migliorato la qualità e le aspettative di vita di milioni di animali in tutto il mondo. Impiegato all’inizio per la terapia delle patologie canine, col passare del tempo si è dimostrato efficace anche nella cura di molte malattie infiammatorie e dolorose di altre specie animali, quali il porcellino d’india, i suini, gli equini e gli ovi-caprini. Oggi il meloxicam è il farmaco leader nel mondo come antinfiammatorio e antidolorifico per i bovini.

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Nei primi anni ’90 il meloxicam venne usato nell’uomo per la cura dell’artrite reumatoide e del dolore lombare acuto, mentre negli animali fu il primo antiinfiammatorio non steroideo, FANS, ad essere approvato per l’uso nei bovini date le sue proprietà antiinfiammatorie, anti-essudative, antipiretiche e analgesiche.

Esso trova impiego nel trattamento delle patologie respiratorie dei vitelli ed è uno dei farmaci di prima scelta in caso di mastite. Oltre ad essere efficace in questa patologia estremamente dolorosa, il meloxicam utilizzato come terapia di supporto è stato il primo FANS ad avere avuto effetti positivi sulla qualità del latte riducendo la conta batterica dei batteri patogeni, e aumentando la fertilità delle bovine trattate. Tra gli altri effetti indotti dal meloxicam ricordiamo un miglioramento delle condizioni cliniche dei vitelli nei casi di diarrea neonatale, una riduzione del dolore dopo la decornazione nei vitelli, e un importante effetto analgesico nella chirurgia addominale, ad esempio, dopo un taglio cesareo.

Tutto ciò spiega perchè il meloxicam resta ad oggi il farmaco antinfiammatorio più studiato e usato nella terapia degli animali d’allevamento, oltre ad essere un farmaco sicuro e con una lunga durata d’azione!

Dott. Liguori Andrea

Dott.ssa Caridi Chiara

Nuovi effetti collaterali registrati per un farmaco!

È stata avviata una revisione da parte dell’EMA circa gli effetti collaterali del medicinale utilizzato per il trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente, alemtuzumab.

Alcuni studi hanno infatti registrato la comparsa di nuovi effetti collaterali a fegato, polmoni, cuore e vasi sanguigni.

Chi fa uso di questo farmaco viene rassicurato: “I pazienti trattati con il farmaco che ne traggono beneficio possono continuare il trattamento consultandosi con il proprio medico”.. Le restrizioni all’uso sono comunque state fissate.

L’EMA raccomanda di aggiornare le informazioni sul prodotto in caso di patologie immuno-mediate e di consultare il medico con tempestività nel caso in cui compaiano questi effetti collaterali.

Dott.ssa Chiara Caridi

Dott. Andrea Liguori

Dimetilfumarato: una valida cura per la Psoriasi

La psoriasi è una patologia frequente, cronica e recidivante, che insorge generalmente in giovane età e viene esacerbata da situazioni di stress. Essa è caratterizzata da papule e placche secche, ben delimitate, di forma e grandezza variabile e ricoperte da squame argentee facilmente scollabili dai piani sottostanti.

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In base al tipo di lesione la Psoriasi si distingue in:

  • puntata, caratterizzata da piccoli elementi puntiformi;
  • guttata, con lesioni lenticolari rotondeggianti;
  • nummulare, che si manifesta con lesioni delle dimensioni di una moneta;
  • a placche, che presenta ferite molto ampie.

Tra le cause più frequenti che portano a questa malattia oltre allo stress e all’uso di alcuni farmaci tra cui il litio, gli antimalarici ed i farmaci per l’ipertensione, possiamo annoverare infezioni come quelle sostenute da batteri come lo Streptococco e virus, tra cui i retrovirus responsabili dell’HIV. Non bisogna dimenticare inoltre la componente genetica, alcuni studi indicano infatti che nella maggior parte dei casi la psoriasi è ereditaria in quanto l’incidenza della malattia è elevata nei parenti delle persone affette. 

La psoriasi si manifesta principalmente sui gomiti e sulle ginocchia e talvolta sul cuoio capelluto dove causa un’ abbondante forfora bianca. Una volta grattate, le lesioni si sfaldano in scaglie, scoprendo una pellicina che se asportata, mette a nudo una superficie arrossata su cui compaiono piccole gocce di sangue. La psoriasi  può assumere caratteristiche particolari a seconda della sede e del grado di essudazione della lesione.

Quelle localizzate sulla pianta dei piedi e sul palmo delle mani si presentano arrossate  e con desquamazioni a grandi lembi o di tipo verrucoso. Quando invece si manifesta  a livello delle grandi pieghe ( inguine, ascelle, glutei) si parla di psoriasi invertita, con lesioni di colore rosso brillante lisce e lucide. Se l’essudazione è localizzata nel nucleo di una squama secca, si presenta come una bolla superficiale, dalla quale fuoriesce un liquido, in questo caso si parlerà di psoriasi ostracea.

La terapia della psoriasi si basa principalmente sull’utilizzo dei cosiddetti farmaci cheratolitici e psoralenici in associazione ai raggi UVA ad alta intensità. Il trattamento con cortisonici locali deve essere limitato a brevi periodi di tempo, visti gli effetti indesiderati associati ad un uso prolungato del cortisone e suoi derivati. Alcuni farmaci molto efficaci come l’isotretinoina, devono essere impiegati con molta attenzione dalle donne in età fertile, soprattutto per gli effetti teratogeni che questo farmaco ha sul feto, ecco perché i medici lo prescrivono in associazione con farmaci anticoncezionali. I prodotti idratanti ed emollienti vengono usati come trattamento complementare e sono efficaci durante la fase di remissione e di riacutizzazione della Psoriasi.  Durante la fase cheratosica iniziale, fase in cui iniziano a formarsi le placche di psoriasi,  gli agenti cheratolitici sono molto efficaci grazie alle loro proprietà esfolianti. Essi aiutano a ridurre le placche desquamate di psoriasi in quanto esfoliano la pelle in eccesso. Questi farmaci possono essere usati insieme alle creme idratanti ed emollienti. 

E’ di questi giorni la notizia che l’ Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha approvato un nuovo medicinale, a base di dimetilfumarato, per il trattamento della psoriasi a placche di grado moderato-grave negli adulti. Esso appartiene alla categoria degli esteri dell’acido fumarico, studiati per la prima volta per il trattamento della psoriasi nel 1959. Questa sostanza riduce l’attività del sistema immunitario, si ritiene infatti che agisca sui linfociti T per impedire alle cellule di produrre sostanze che causano infiammazioni e determinano la psoriasi.

La terapia con gli esteri dell’acido fumarico si distingue dalle altre opzioni terapeutiche per la sua azione a lungo termine e la flessibilità dei dosaggi che permettono una cura personalizzata. Nonostante non sia scevro da effetti collaterali, la sua efficacia e l’elevata tollerabilità lo rendono una valida alternativa, in particolare nella terapia a lungo termine, limitando in questo modo l’impiego di farmaci biologici sicuramente molto efficaci ma con un maggior impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale.

Il dimetilfumarato non deve essere somministrato a pazienti con gravi problemi all’apparato digerente, al fegato o ai reni e inoltre non deve essere usato dalle donne in stato di gravidanza o durante l’allattamento. Per tutti questi motivi voglio ricordarvi che prima di assumerlo è fondamentale leggere il foglietto illustrativo oppure consultare il proprio medico curante o il farmacista.

Dott. Andrea Liguori



Il rovescio della medaglia degli integratori!

Antonio Craxì, ordinario di Gastroenterologia all’Università di Palermo, ha affermato all’International Liver Congress a Vienna che gli integratori e i prodotti a base di erbe sono la seconda causa di danno al fegato preceduti dai FANS (farmaci antinfiammatori non steroidi).

Il professor Craxì spiega che gli integratori sono prodotti poco controllati e che alcuni studi hanno dimostrato che l’etichetta non riporta tutte le sostanze attive presenti nel preparato.

Conclude dicendo:” Si pensa di prendere un prodotto naturale, senza sapere cosa si sta assumendo davvero, o sottovalutando il rischio di interazioni”.

Dott.ssa Chiara Caridi

Dott. Andrea Liguori

L’EMA avvia una revisione!

L’EMA ha avviato una revisione sulle creme ad uso intravaginale ad alto dosaggio di estradiolo (0,01% p/p) utilizzate per il trattamento dell’atrofia vaginale nelle donne in post-menopausa.

Questa revisione servirà a valutare l’assorbimento sistemico dell’estradiolo contenuto in queste creme in quanto potrebbe causare effetti indesiderati quali tromboembolia venosa, ictus e cancro dell’endometrio.

Dott.ssa Chiara Caridi

Dott. Andrea Liguori

Rivoluzione o Idea Bizzarra!?

La societá Novartis, alla settimana del design di Milano ha presentato il progetto

“Reimagine Medicine: re-DESIGN Migraine”.

Con questo progetto la casa farmaceutica intende sensibilizzare verso una delle patologie piú invalidanti: l’emicrania.

In Italia circa 6 milioni di persone soffrono di emicrania cronica, una patologia troppo spesso sottovalutata ma che incide in maniera fortemente negativa sulla vita sociale e lavorativa di chi ne soffre.

A proposito di ció la casa farmaceutica ha proposto di istituire nei luoghi di lavoro la “Migraine relief room”, una stanza dove rifugiarsi quando si è colpiti da un attacco di emicrania.

Cosa ne pensate? Idea surreale o novità rivoluzionaria?

Fateci sapere le vostre impressioni nei commenti e arrivederci ad un prossimo articolo

Dott.ssa Caridi Chiara

Dott. Liguori Andrea


Farmaci biologici: una risorsa poco conosciuta!

I farmaci biologici o biotecnologici sono farmaci sintetizzati a partire da organismi viventi attraverso tecniche di ingegneria genetica come ad esempio la tecnologia del DNA ricombinante. Si comportano come “endofarmaci”mimando l’azione delle molecole endogene.

Rispetto ai farmaci tradizionali sono molto più complessi dal punto di vista strutturale e rappresentano circa il 20% dei farmaci oggi in commercio.

Una delle caratteristiche più importanti del farmaco biologico è la sua immunogenicità: esso viene riconosciuto come estraneo dall’organismo ed è quindi capace di generare una risposta immunitaria. L’immunogenicità che si sviluppa con la formazione di anticorpi anti-farmaco può essere non rilevante dal punto di vista clinico oppure può portare a gravi conseguenze, in alcuni casi addirittura fatali.

I farmaci biologici non rappresentano un’unica classe ma si differenziano tra loro per peso molecolare, meccanismo d’azione, processo di sviluppo e di produzione.

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QUALI SONO I FARMACI BIOLOGICI?

Il primo prodotto biotecnologico ad uso terapeutico fu l’insulina. Seguirono poi l’ormone della crescita e l’interferone beta.

Altri farmaci biotecnologici in uso appartengono alle classi di:

  • Ormoni polipeptidici
  • Proteine del sangue
  • Immunomodulatori e antitumorali
  • Vaccini

IN QUALI PATOLOGIE SI UTILIZZANO I FARMACI BIOLOGICI?

I farmaci biologici si utilizzano principalmente nella cura di:

  • MALATTIE AUTOIMMUNI (artrite reumatoide, lupus eritematoso, psoriasi)
  • TUMORI (della mammella, del fegato, del rene,
  • MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE (morbo di Chron e rettocolite ulcerosa).

COME FUNZIONANO I FARMACI BIOLOGICI?

I farmaci biologici attualmente in uso si comportano principalmente come inibitori di due citochine infiammatorie: TNF-alfa e IL-1.

Le citochine sono proteine di piccole dimensioni prodotte da diversi tipi di cellule che in base alla loro funzione si dividono in tre gruppi:

  • CITOCHINE CHE REGOLANO LA RISPOSTA IMMUNITARIA ACQUISITA
  • CITOCHINE CHE MEDIANO L’IMMUNITÀ INNATA E L’INFIAMMAZIONE
  • CITOCHINE CHE STIMOLANO L’EMOPOIESI

In alcune patologie di natura infiammatoria si verifica un aumento delle citochine ad azione infiammatoria con conseguente dolore e danno alle articolazioni. I farmaci biologici hanno il compito di bloccare l’attività delle citochine infiammatorie.

Oggi sono disponibili 5 farmaci che bloccano l’attività del TNF-alfa: infliximab, etanercept, adalimumab, certolizumab, golimumab.

Tra gli inibitori dell’IL-1 ritroviamo: anakinra.

Inoltre esistono altri farmaci biologici quali: abatacept, rituximab, tocilizumab, belimumab.

QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI DEI FARMACI BIOLOGICI?

Siccome il farmaco biologico viene somministrato mediante iniezione endovena o sottocutanea l’effetto indesiderato più comune è rappresentato dalle reazioni nel sito di iniezione: rossore, bruciore e prurito.

Quasi tutti possono determinare reazioni allergiche, affanno, variazioni della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca e raramente complicanze neurologiche.

Sicuramente l’effetto collaterale più importante riguarda la comparsa di infezioni, specialmente batteriche e fungine. In questo caso i farmaci biologici vanno sospesi fino alla guarigione dell’infezione.

Sono stati segnalati anche altri effetti collaterali come: leucopenia, anemia, pancitopenia, cefalea, malessere, astenia, ritenzione di liquidi, vertigini, ecchimosi.

I pazienti in cura con farmaci biologici devono essere monitorati più o meno ogni tre mesi o comunque secondo prescrizione del medico specialista sia per valutare léfficacia del trattamento sia per controllare gli effetti indesiderati.

SONO FARMACI SICURI?

I farmaci biologici hanno dimostrato una sicurezza di impiego nel breve-medio periodo. Ovviamente, considerando le informazioni limitate, è bene non utilizzarli in gravidanza, in allattamento e in alcune categorie di pazienti.

CONCLUSIONI

Sicuramente i farmaci biologici, ad oggi, rappresentano una valida alternativa nel trattamento di patologie che non rispondono alla terapia tradizionale. La parola biologico può ingannare.. non si tratta di prodotti naturali ma di farmaci prodotti in laboratorio.

Come tutti i farmaci non sono scevri da effetti collaterali e la loro sicurezza nel lungo periodo non è ancora stata dimostrata. Per non parlare dei costi elevati.

Senza ombra di dubbio si tratta di un grande passo avanti nella ricerca, una risorsa che sta aiutando migliaia di pazienti a combattere ogni giorno patologie gravi e debilitanti.. una risorsa però ancora poco conosciuta nelle sue tante sfaccettature!

Grazie per l’attenzione e al prossimo articolo!

Dott.ssa Chiara Caridi.


QUESTO/A NON SONO IO!

Con questo articolo noi di INFARMIAMOCI.it abbiamo deciso di trattare un argomento molto delicato, un argomento che, anche se molti considerano lontano o estraneo da loro, è estremamente contemporaneo, parleremo della “disforia di genere”.

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La disforia di genere  si manifesta quando un bambino o una bambina, si sente un/a estraneo/a all’interno del proprio corpo, in altre parole sente che il proprio sesso biologico non corrisponde alla propria identità, ovvero un bambino si sente una bambina e viceversa. Parliamo di bambini perchè questo è un fenomeno che si manifesta nelle prime fasi della crescita raggiungendo l’apice in età adolescenziale.

Le prime avvisaglie di questa condizione si manifestano con alcuni atteggiamenti particolari, tra cui:

  • volersi vestire con indumenti del sesso opposto;
  • fare giochi che normalmente si associano al sesso opposto;
  • volersi far crescere i capelli (per i maschi) o volerli tagliare (per le femmine);
  • durante i giochi di ruolo personificare il sesso opposto (il bambino gioca a fare la mamma, la bambina il papà) ;
  • voler fare la pipì seduti (per i maschi) o in piedi (per le femmine);
  • provare un’avversione per i propri organi genitali e per il proprio corpo in generale.

Sebbene questa condizione spesso regredisca crescendo, in alcuni casi può proseguire fino alla pubertà creando nella persona fortissimi disagi, tali da mettere in pericolo la vita stessa. Non sono pochi, infatti, i casi di ragazzine diventate anoressiche pur di impedire al proprio corpo di assumere forme femminili o di ragazzini che sviluppano una forte depressione che li porta ad avere atteggiamenti violenti verso gli altri e contro se stessi. In entrambi i casi la situazione può precipitare portando a forme di autolesionismo o addirittura al suicidio.

Come abbiamo accennato all’inizio questa condizione è sempre esistita, quello che è cambiato oggi è l’approccio, o per lo meno è quello che ci auguriamo. Mentre in passato veniva considerata una malattia mentale, e quindi trattata con strumenti di tortura fisica e psicologica, l’approccio moderno è volto a preservare quanto più possibile la vita delle persone interessate. La comunità scientifica infatti, si è orientata verso l’adozione di una terapia farmacologica allo scopo di dare ai ragazzi il tempo necessario per accettarsi e per decidere in modo maturo e convinto il percorso da intraprendere. Il tutto adeguatamente supportato da una seria terapia psicologica.

Proprio il mese scorso scoppia il caso “triptorelina”.

Dal punto di vista farmacologico, la triptorelina è un agonista del GnRH, ovvero dell’ormone di rilascio delle gonadotropine. Agisce riducendo, dopo somministrazioni ripetute, la secrezione ipofisaria delle gonadotropine FSH (ormone follicolo-stimolante) e LH (ormone luteneizzante). In condizioni normali le gonadotropine stimolano le gonadi maschili e femminili a secernere gli ormoni sessuali, testosterone ed estrogeni. Dopo somministrazioni prolungate di un agonista del GnRH si instaura una situazione di ipogonadismo con conseguente blocco della secrezione degli ormoni sessuali.

Come spiega Paolo Vitti, presidente della Società Italiana di Endocrinologia: “la triptorelina è un farmaco utilizzato da anni per bloccare il ciclo mestruale in caso di sanguinamenti genitali legati a varie patologie, in attesa dell’arrivo naturale della menopausa, nel trattamento di tumori ormoni-dipendenti come il tumore al seno o il cancro alla prostata”.

In realtà pochi sanno che questa molecola è utilizzata in Italia, dopo autorizzazione da parte dell’AIFA, come uso “off-label”, ovvero al di fuori degli usi consentiti dal foglietto illustrativo, nel trattamento della disforia di genere per ritardare o bloccare la pubertà e tutti i cambiamenti fisici che ne derivano negli adolescenti dai 10-12 anni in su.

E allora perchè scoppia il caso “triptorelina”?

Perchè l’AIFA, con una determina del 25 febbraio 2019, su precisa richiesta di quattro società scientifiche (Società Italiana di Endocrinologia, Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) ha inserito la triptorelina nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale “per l’impiego in casi selezionati”.

Come precedentemente spiegato, questo farmaco permette agli adolescenti che non si riconoscono nel proprio corpo di bloccare temporaneamente lo sviluppo fino ai 16 anni.

Ovviamente prima di arrivare ad assumere un farmaco del genere, i ragazzi e obbligatoriamente anche i genitori devono seguire un percorso molto lungo affiancati da un’equipe composta da psichiatri, psicologi ed endocrinologi.

In questi mesi si sono mobilitati medici, giuristi e associazioni cattoliche esprimendo la propria idea su questo argomento tutt’altro che semplice. In particolare i giuristi del Centro Studi Rosario Livatino affermano: “‘sono carenti studi cinici e di follow-up a lungo termine” e resta alto il rischio “di indurre farmacologicamente un disallineamento fra lo sviluppo fisico e quello cognitivo del minore” .

Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha chiesto all’AIFA di permettere l’utilizzo di questo farmaco solo in casi circoscritti e valutando caso per caso.

Maurizio Bini, ginecologo e andrologo alla guida da anni dell’ambulatorio per la transizione di genere dell’Ospedale Niguarda di Milano afferma: “Lavoro in questo settore da trent’anni e in una sola occasione ho ritenuto in coscienza di fare ricorso a questo farmaco. Nessuno può prendersi la responsabilità di bloccare lo sviluppo sessuale di un adolescente se non per motivi davvero gravi ed importanti”.

Ci sono di contro pareri anche favorevoli all’uso di questa sostanza nella disforia di genere. Alessandra D. Fisher, afferente alla SOD di Medicina della Sessualità e Andrologia dichiara: “Numerose evidenze scientifiche mostrano come la sospensione della pubertà indotta dalla Triptorelina in casi selezionati e attentamente seguiti di adolescenti con disforia di genere sia in grado di ridurre in modo significativo i problemi comportamentali ed emotivi e il rischio suicidario, nonchè di migliorare il funzionamento psicologico generale”.

Si tratta in realtà di un argomento molto complesso e delicato che va sicuramente approfondito e trattato come tale. Anche noi di INFARMIAMOCI.it abbiamo opinioni diverse, dal punto di vista etico, sulla prescrivibilità di questo farmaco nel trattamento della disforia di genere ma entrambi concordiamo su due aspetti:

  1. Il dialogo tra ragazzi e genitori è sicuramente importante per affrontare qualsiasi disagio psicologico. Il ragazzo o la ragazza che non accetta il corpo che ha deve sentirsi libero di esprimersi senza essere giudicato. È vero che ci si deve trovare nella situazione per poter parlare ma al tempo stesso crediamo che un figlio abbia sempre bisogno dell’appoggio e dell’aiuto di un genitore. Non sentirsi accettato acuisce ancora di più il malessere che ci si porta dentro.
  2. Il fatto che per la triptorelina non siano disponibili studi clinici a lungo termine non ci è di conforto. La farmacologia insegna che ogni farmaco ha le sue indicazioni terapeutiche e i suoi effetti collaterali immediati e nel lungo periodo. Chi garantisce che dopo anni di assunzione di questo medicinale non si verifichino effetti collaterali potenzialmente pericolosi? Chi si prende la responsabilità di bloccare la pubertà fisiologica di un ragazzo/a senza sapere realmente quello a cui si va incontro? La ginecologa ed endocrinologa dell’Università di Bologna e responsabile del programma sui disturbi dell’identità di genere del Policlinico S. Orsola-Malpighi, Maria Cristina Meriggiola, spiega: “Si tratta di una terapia che viene utilizzata solo da pochi anni e quindi i dati di letteratura non sono molti ma ad oggi quelli disponibili ci dicono tutti che non ci sono effetti nocivi legati al trattamento con la triptorelina”. Ecco… ad oggi!!!

Al prossimo articolo!!!

Dott. Andrea Liguori

Dott.ssa Chiara Caridi


Ritiro di un farmaco dal mercato.

La società Ibsa Farmaceutici Italia ha disposto il blocco immediato di tutti i lotti in commercio della specialità medicinale AKIS nelle confezioni:

AKIS 1SIR da 75 MG/ML CON AGO lotti n. 1707080, 1709020, 1802051, 1803002.

AKIS 5F INIETT 50 MG/ML lotto n. 1704047.

AKIS 5F INIETT 25 MG/ML lotto n. 1805060.

La ditta ha deciso il ritiro del medicinale per “impossibilità di coesione sul mercato dello stesso prodotto con differenti AIC”.

AKIS viene utilizzato per il trattamento di dolori articolari, attacchi di gotta, dolori causati da calcoli renali, traumi, ferite o fratture.

Dott.ssa Chiara Caridi

Dott. Andrea Liguori