Nuovo Coronavirus: i nostri amici a 4 zampe costituiscono un pericolo?

Sono migliaia le mail e telefonate arrivate ai centralini d’emergenza negli ultimi giorni che chiedono un chiarimento circa la potenziale capacità di trasmettere il Covid-19 da parte dei nostri animali da compagnia.

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Come sappiamo il primo focolaio sospetto del nuovo Coronavirus si è verificato in un wet market cinese di Wuhan, un mercato all’aperto in cui si vendono animali vivi. Prima di contagiare gli umani il virus era diffuso tra diverse specie di animali selvatici. Esso infatti inizialmente ha avuto tante specie a disposizione a cui adattarsi tra cui ratti, serpenti, pipistrelli e pangolini. Sebbene ancora ad oggi non è nota con certezza da quale specie sia avvenuto il cosiddetto spillover, cioè il passaggio del virus alle persone, si sospetta che il potenziale vettore sia stato proprio il pangolino, un animale selvatico in via d’estinzione. Sebbene molti dati fanno pensare che il responsabile sia una razza di pipistrello.

La Cina e i paesi del sud-est asiatico sono quelli in cui è più probabile che si diffondano le zoonosi, ovvero malattie trasmesse all’uomo dagli animali. Alla base di ciò non c’è solo un maggiore contatto tra persone e animali selvatici dovuto alla progressiva deforestazione, ma anche una sempre più crescente richiesta di carne di animali selvatici, considerata una prelibatezza, e di altri derivati dei loro corpi per la produzione di farmaci della medicina tradizionale cinese, tra cui le scaglie del pangolino.

La trasmissione di una malattia dall’animale all’uomo è un evento più raro di quanto si possa pensare. Nei mercati asiatici le probabilità di uno spillover sono aumentate dal fatto che spesso gli animali sono trasportati e venduti vivi e che in tali mercati confluiscano quotidianamente moltissime persone. E’ opportuno sapere che la trasmissione non avviene quando una persona mangia la carne cotta di un animale infetto, ma quando entra in contatto con il suo sangue, poco dopo il macello, oppure con i suoi escrementi. E’ molto facile infatti, che dopo aver toccato una superficie infetta una persona si tocchi la bocca o gli occhi, ed è così che avviene il contagio. Ecco perchè una corretta igiene aiuta a prevenire la malattia.

Ma che probabilità ci sono che il virus colpisca anche i nostri animali?

E’ risaputo che i virus della famiglia Coronavirus colpiscono anche gli animali domestici. Lo sanno bene gli allevatori zootecnici che da sempre curano i propri capi contro le infezioni sostenute da questi virus ( un esempio è il Rotavec Corona, un farmaco ad uso veterinario, il cui principio attivo è il Vaccino Colibacillosi Neonatale Dei Ruminanti Inattivato + Vaccino Coronavirosi Bovina Inattivato + Vaccino Rotavirosi Bovina Inattivato). Questo discorso però non è necessariamente valido anche per il Covid-19, essendo un virus nuovo e poco conosciuto. Ad oggi infatti, non si ha nessuna evidenza che i nostri amici a 4 zampe, possano essere infettati dal nuovo Coronavirus diventando così un potenziale pericolo per l’uomo. Il primo e unico caso scientificamente dimostrato è quello del piccolo cane pechinese trovato positivo al Covid-19 ad Hong Kong. Il cane, che morì di vecchiaia, poco dopo la scoperta, si negativizzò in pochi giorni, senza sviluppare alcun sintomo. Si scoprì inoltre che la positività iniziale era dovuta ad un inquinamento ambientale. Anche i cani e i gatti possono contrarre virus appartenenti alla famiglia dei Coronavirus, ma si tratta per lo più di virus enterici (CCov) che si manifestano con diarrea emorragica, molto contagiosa nei cuccioli, ma che non si trasmettono all’uomo.

L’unico rischio potrebbe essere incorrere nel cosiddetto “effetto ciabatta”, vale a dire che se un paziente Covid-19 positivo starnutisce o tossisce addosso all’animale, questo potrebbe diventare un trasportatore passivo del virus nel caso in cui sul pelo rimanessero delle particelle virali.

In Italia nonostante le evidenze scientifiche, l’Università di Torino ha avviato uno studio pilota a livello sierologico proprio sugli animali da compagnia per fugare ogni dubbio.

Ciò che sorprende invece è la possibilità che il virus sia entrato nel nostro paese e sopratutto nelle zone del territorio lombardo attraverso la filiera zootecnica. Le quattro aree della pianura padana più colpite dal Coronavirus: Codogno (Lodi), Nembro (Bergamo), Orzinuovi  (Brescia) e Piacenza sono anche le quattro “capitali” delle coltivazioni di fieno e dell’allevamento bovino al Nord. Alcuni studiosi hanno infatti avanzato l’ipotesi (tutta da dimostrare) di una relazione tra la diffusione del Covid-19 e i collegamenti commerciali per la compravendita di fieno e bovini.

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Concludo ribadendo ancora una volta che gli animali domestici non trasmettono in alcun modo il virus, né tanto meno possono fungere da portatori sani. A confermalo sono enti ufficiali come il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore della Sanità.

Un ulteriore aspetto del nuovo Coronavirus, che molti ignorano, è che si tratta di un virus particolare, molto intelligente; quando si adatta ad una specie ha bisogno di tempo e di un nuovo input per adattarsi ad una specie diversa. Secondo il professor Bertolotti il Covid-19 si è adattato benissimo all’uomo e non ha nessuna intenzione di fare un altro salto di specie!

Dott. Andrea Liguori

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