Malattia di Parkinson: anche gli antibiotici hanno le loro colpe!

Anche nel 2018 l’ Italia è bandiera nera per il consumo di antibiotici: rispetto al 2017 il consumo è cresciuto dello 0,5% e l’antibiotico-resistenza è una delle più alte in Europa.

Purtroppo a poco servono gli spot istituzionali o le varie campagne di sensibilizzazione sull’argomento!!!

Forse questa nuova ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica “Movement Disorders”, aiuterà tutti a capire la situazione drammatica che si sta vivendo e quello a cui si potrebbe andare incontro.

Questo studio, condotto dai ricercatori dell’ospedale universitario di Helsinki, afferma che l’uso spropositato di antibiotici, in particolare quelli ad ampio spettro e quelli utilizzati contro batteri e funghi anaerobi, può aumentare la probabilità di ammalarsi di Parkinson anche a distanza di 10-15 anni dall’assunzione del farmaco.

Infarmiamoci.it

La relazione tra uso scorretto ed eccessivo di antibiotici e malattia di Parkinson si basa sugli effetti dannosi che questi medicinali hanno sul microbioma intestinale, in particolare sulla flora intestinale.

Come sostiene il neurologo Filip Scheperjans: ” Il legame tra l’esposizione agli antibiotici e il morbo di Parkinson si adatta alla visione attuale secondo cui una proporzione significativa di pazienti sviluppa la patologia del Parkinson nell’intestino. Questa è possibilmente correlata a cambiamenti microbici, anche alcuni anni prima dell’inizio dei tipici sintomi motori del Parkinson che implicano, ad esempio, lentezza nei movimenti, rigidità muscolare e tremore delle estremità”.

Poichè alcune ricerche evidenziano che nei pazienti con malattia di Parkinson vi siano alterazioni della composizione del microbioma intestinale questa ricerca ha aggiunto un tassello in più. Ha infatti studiato l’esposizione agli antibiotici in tre diversi periodi di tempo (tra 1 e 5 anni, tra 5 e 10 anni e tra 10 e 15 anni) nell’arco temporale che va dal 1998 al 2014 in 13.976 persone affette da Parkinson confrontandola con 40.697 persone non affette da questa patologia ma corrispondenti per sesso, età e luogo di residenza. Ovviamente tutto questo tenendo conto della struttura chimica, dello spettro e del meccanismo d’azione degli antibiotici in questione.

Il risultato di questi test ha evidenziato, nell’intestino dei partecipanti, alcuni cambiamenti tipici della malattia di Parkinson, come sindrome dell’intestino irritabile, costipazione o uno stato infiammatorio dell’intestino, anche molti anni prima della diagnosi.

“Questo perchè- afferma Scheperjans- alcuni antibiotici comunemente usati, noti per influenzare il microbioma intestinale, potrebbero essere un fattore predisponente”.

Naturalmente la ricerca ha bisogno di ulteriori approfondimenti per poter essere avvalorata al 100%.

Ho voluto scrivere questo articolo per far comprendere ancora una volta che quando si usa in modo inappropriato un antibiotico non solo si contribuisce consapevolmente all’antibiotico-resistenza ma anche alla possibilità di predisporre inconsapevolmente l’organismo ad una malattia neurodegenerativa cronica come il Parkison.

A volte si è artefici del proprio destino!!!

Dott.ssa Chiara Caridi.

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