FARMACI VETERINARI E SALUTE UMANA: UNA STRETTA CONNESSIONE!

In questo articolo mi occuperò del corretto impiego dei farmaci veterinari destinati agli animali produttori di alimenti.

Si definisce FARMACO VETERINARIO:

ogni sostanza o associazione di sostanze dotate di proprietà curative e profilattiche delle malattie animali oppure ogni sostanza o associazione di sostanze che può essere usata sull’animale o somministrata all’animale allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche mediante un’azione farmacologica, immunologica o metabolica, oppure al fine di stabilire una diagnosi medica.

COME E’ CAMBIATO NEGLI ANNI L’USO DEI FARMACI VETERINARI?

Negli ultimi decenni si è registrato negli allevamenti italiani un notevole aumento dell’uso di farmaci veterinari. Mentre nel primo dopoguerra l’allevamento era per lo più autonomo, a gestione familiare e con un numero esiguo di capi, a partire dagli anni ’60 l’industrializzazione del settore zootecnico ha portato ad un aumento delle aziende con alta densità di animali.

Parallelamente ad una aumentata produzione di alimenti di origine animale però si sono verificate tutta una serie di problematiche relative all’impatto ambientale delle aziende, alla necessità di forzare le naturali prestazioni degli animali e alla comparsa di malattie legate alle modalità di allevamento.

L’elevato numero di molecole a disposizione per la cura delle patologie animali e una sempre maggiore sensibilità nei confronti del benessere animale, hanno portato ad un aumento dell’uso di farmaci veterinari.

COSA BISOGNA SAPERE QUANDO SI USANO MEDICINALI VETERINARI?

Quando si somministra un farmaco ad un animale, produttore di carne, latte, uova e miele, il principio attivo si distribuisce negli organi, nei tessuti, negli escreti e secreti. Questo fa si che possa essere assunto con gli alimenti, ed avere effetti, talvolta anche dannosi, sulla salute del consumatore.

Nel corso degli anni sono state pertanto emanate delle normative volte a disciplinare l’uso di farmaci veterinari al fine di vietare l’impiego di medicinali potenzialmente dannosi per l’uomo.

Alcuni farmaci ritenuti, innocui per la salute dell’uomo possono essere liberamente somministrati agli animali da reddito, altri, invece, devono rispettare dei limiti di tollerabilità all’interno degli alimenti, il cosiddetto Limite Massimo di Residui (LMR).

Gli LMR sono dei parametri volti a dimostrare che la presenza negli alimenti di una molecola, in una certa quantità, non determina effetti dannosi nell’uomo.

Affinché negli alimenti la sostanza farmaceutica non superi il suo LMR, è necessario attendere un certo intervallo di tempo dopo la somministrazione del medicinale, il cosiddetto “tempo di sospensione”. Esso è necessario all’animale per metabolizzare e/o eliminare una parte del principio attivo tale per cui i residui presenti nei tessuti, diminuiscano fino ad un valore considerato accettabile. Anche se in percentuale minima, gli LMR rappresentano comunque un rischio per la salute dell’uomo.

CHI CONTROLLA LA PRESENZA DEI RESIDUI DI FARMACO NEGLI ANIMALI?

  • Innanzitutto le industrie farmaceutiche, le quali devono stabilire i tempi di sospensione adeguati per ogni farmaco ad uso veterinario (considerando che esso è funzione della specie animale, della molecola e della via di somministrazione);
  • L’allevatore che deve assicurarsi che i residui del farmaco non superino i suddetti limiti di accettabilità. Egli infatti non può destinare alla macellazione un capo trattato se non è trascorso l’adeguato tempo di sospensione. Sotto la guida del proprio veterinario aziendale è tenuto per legge a compilare un apposito registro, convalidato e controllato dalla ASL, nel quale viene riportato il tipo di trattamento a cui è sottoposto l’animale, l’identificativo del capo in terapia, l’inizio e la fine della somministrazione del farmaco ed il tempo di sospensione come indicato dalla casa farmaceutica. Queste informazioni devono accompagnare l’animale al macello.
  • Infine il proprietario del mattatoio, che deve verificare che gli animali portati presso il suo stabilimento rispettino i requisiti di conformità alla normativa. In caso contrario, dovrà impedire la macellazione del capo.

TUTTI I FARMACI VETERINARI POSSONO ESSERE SOMMINISTRATI AGLI ANIMALI DA REDDITO?

La risposta è NO!

Diversi studi clinici hanno dimostrato che alcune sostanze medicinali ad uso veterinario possono causare seri problemi alla salute dell’uomo e pertanto il loro impiego è vietato.

Tra questi ci sono :

  • I farmaci β-agonisti: usati per il trattamento di patologie respiratorie e ostetriche. Al loro impiego è associato un aumento della massa muscolare e del tessuto magro. Per questo sono considerati dei promotori della crescita e vengono illegalmente utilizzati dagli allevatori in soggetti sani  per aumentarne le prestazioni. L’uso di questi farmaci negli animali produttori di alimenti è vietato anche perché nell’uomo possono causare aritmie, palpitazioni, tremori, ansia ed altri disturbi.
  • Un altro medicinale veterinario, il cui uso è stato vietato negli animali produttori di derrate alimentari è la cloropromazina. Uno psicofarmaco impiegato in medicina veterinaria come antiemetico, tranquillante ed anestetico. Nell’uomo può provocare effetti collaterali, quali ipotensione, manifestazioni allergiche, ittero, alterazioni del quadro ematico, pigmentazione della pelle.
  • Gli antibiotici nitrofurani che venivano aggiunti ai mangimi per promuovere la crescita delle masse muscolari degli animali e per impedire lo sviluppo di patologie gastrointestinali. Questi farmaci possono causare nell’uomo, se assunti per lunghi periodi o in dosi elevate, effetti gravi sulla funzionalità del sistema nervoso con danni alla vista ed all’udito.
  •  Il cloramfenicolo, un antibiotico ad azione batteriostatica, utilizzato nella terapia di numerose malattie ad eziologia batterica dell’uomo e degli animali. Spesso è stato usato (illegalmente) in apicoltura per il controllo dell’agente della peste americana. La somministrazione di questo farmaco  nell’uomo può generare danni al midollo osseo, al sangue, al fegato, ai polmoni, all’apparato riproduttivo. E’ inoltre un potenziale cancerogeno. Nelle donne  in stato di gravidanza è molto pericoloso in quanto può provocare nei neonati la cosiddetta ”Sindrome del bambino grigio” caratterizzata da inappetenza, grigiore del corpo, vomito e cianosi. Motivi questi che hanno portato ad un quasi totale ritiro dal mercato del suddetto farmaco.
  • Principi attivi estratti da piante officinali come la colchicina e la aristolochia. La prima viene utilizzata come farmaco per il trattamento di diverse patologie fra le quali la gotta e le pericarditi. In alcuni soggetti l’ingestione di colchicina può provocare vomito e diarrea, talvolta sanguinolente, seguiti da shock ipovolemico, insufficienza multi-organo, coma, convulsioni e morte. Tra altre complicazioni si possono avere alterazioni midollari, neuriti, alopecia, miopatia e malassorbimento di vitamina B12. L’ aristolochia viene utilizzata in medicina veterinaria soprattutto per la terapia delle verminosi gastrointestinali. A dosi elevate, nell’uomo può causare ipotensione, convulsioni e tossicità renale. È stato dimostrato, infine un’azione mutagena e cancerogena sulle cellule umane.
  • Alcuni antiprotozoari come sulfachinossalina, sulfadimetossina, diaveridina (SULFAC), impiegati per il trattamento della coccidiosi e delle enteriti batteriche degli uccelli da gabbia e da voliera e talvolta anche negli avicoli in genere, e farmaci anticoccidici come l’amprolium usato per il trattamento della coccidiosi nelle galline ovaiole sono controindicati durante l’ovodeposizione. Possono infatti influenzare la salute del consumatore, con effetti negativi sulla gravidanza e l’allattamento.

Nessun medicinale veterinario può essere immesso in commercio senza aver ottenuto l’A.I.C. (Autorizzazione all’Immissione in Commercio) da parte del Ministero della Salute o dall’Agenzia Europea per la valutazione dei Medicinali (EMEA). I nuovi regolamenti in vigore dal 27 gennaio 2019 e applicabili a partire dal 28 gennaio 2022 stabiliscono, quindi:

  • misure concrete per ridurre la resistenza antimicrobica e promuovere l’uso prudente e responsabile degli antibiotici;
  • il divieto dell’uso preventivo di antibiotici su gruppi di animali attraverso mangimi medicati;
  • il divieto dell’uso degli antimicrobici nei mangimi per promuovere la crescita dell’animale e aumentarne la resa;
  • restrizioni sul trattamento di controllo che previene la diffusione dell’infezione.

Con questo articolo ho voluto sottolineare ancora una volta quanto sia importante l’uso corretto dei farmaci, in questo caso specifico dei farmaci veterinari, e quanto un uso improprio possa avere conseguenze deleterie sulla salute dell’uomo.

E’ un argomento questo che mi tocca in prima persona e a cui tengo particolarmente, viste le condizioni particolari in cui versano le nostre aziende zootecniche.

Ringraziandovi ancora una volta per l’attenzione mi congedo da voi lettori con una frase del celebre filosofo tedesco, Ludwig Feuerbach:

”Noi siamo quello che mangiamo!”

Ci vediamo al prossimo articolo!

Dott. Andrea Liguori

6 thoughts on “FARMACI VETERINARI E SALUTE UMANA: UNA STRETTA CONNESSIONE!”

  1. Un articolo che fa riflettere. Però mi chiedo: che ruolo attivo possiamo avere noi consumatori per la tutela di noi stessi e dei prodotti che mangiamo?

    1. La domanda è legittima! Non è facile risalire al prodotto di partenza, anche se per fare questo esiste la cosiddetta ” Tracciabilità di filiera” grazie alla quale vengono effettuati ripetuti controlli sulle varie fasi di lavorazione degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole.

    2. Si é proprio un articolo che fa riflettere..purtroppo come dice il mio collega non possiamo essere sicuri che tutto il cibo che ingeriamo sia “senza macchia” ma possiamo prestare un po’ di attenzione e mangiare solo cibo di stagione, pesce fresco e carne che riporti sulla sua “carta d’identità” tutte le informazioni necessarie!
      Rimani “sintonizzata” per i nostri prossimi articoli!

  2. Di fondamentale importanza questo articolo. Si parla molto di quali informazioni dovrebbero essere indicate sulle etichette dei prodotti. Tra queste, a mio avviso, nel caso di prodotti animali, dovrebbero esserci i farmaci somministrati.
    Ps. Suggerisco, se posso, un argomento per un prossimo articolo: l’antibiotico resistenza, sia nell’uomo che negli animali.
    Comunque, bravi ancora!

    1. Grazie Luca x il tuo commento..purtroppo insieme alla carne o ad altri prodotti animali noi mangiamo anche tutti i farmaci che vengono loro somministrati..anche quelli dati illegalmente.. L’articolo sull’antibiotico resistenza è un articolo che sicuramente faremo ma più in là.. Si tratta di un argomento molto vasto e per questo motivo va trattato nei tempi giusti!
      Seguici ancora!

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