DIABETE: TERAPIA FARMACOLOGICA

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Qualche giorno fa vi ho parlato del diabete, cercando di spiegare in maniera chiara e dettagliata i meccanismi patogenetici che lo caratterizzano. Come già detto si distinguono tre diverse forme di diabete, il diabete mellito di tipo 1 detto anche insulino-dipendente, il diabete mellito di tipo 2 ed il diabete gestazionale.

Per quanto riguarda la terapia farmacologica, va detto che ogni intervento terapeutico, viene stabilito dal medico curante sulla base dell’anamnesi famigliare del paziente e la sua storia clinica. Il dosaggio pertanto sarà diverso da paziente a paziente.

I farmaci per il diabete di tipo 2 sono classificati come “ipoglicemizzanti orali”. Essi agiscono stimolando la secrezione dell’insulina, aumentando la sensibilità dei tessuti all’azione di questo ormone, riducendo la neoglucogenesi e riducendo l’assorbimento del glucosio intestinale. Questi farmaci assunti da soli o insieme, sono generalmente sufficienti a stabilizzare la glicemia. In presenza di uno stato avanzato della malattia potrebbero rendersi necessarie delle iniezioni di insulina, che rappresentano la strategia terapeutica di prima scelta in caso di diabete mellito di tipo 1.

Qui di seguito troverete le principali classi di farmaci impiegati per il trattamento dell’iperglicemia.

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SULFANILUREE

Questi farmaci agiscono stimolando la secrezione dell’insulina attraverso il legame con un recettore specifico situato sulla superficie delle cellule beta del pancreas. Sono indicate nel diabete mellito non insulino-dipendente normopeso o sovrappeso. Visto che aumentano l’insulinemia, possono essere paragonate all’insulina esogena, e come questa, si possono distinguere in Sulfaniluree a breve, media e lunga durata di azione. Considerando il fatto che possono causare facilmente ipoglicemia, le Sulfaniluree devono essere assunte durante i pasti o subito dopo. Un ulteriore classificazione prevede farmaci di prima generazione ( tra cui carbutamide, tolbutamide, clorpropamide) e seconda generazione (soprattutto glibenclamide, gliclazide, glimepiride); queste ultime si differenziano dalle prime per il dosaggio più basso e un minor rischio ipoglicemico, il che le rende di fatto le più utilizzate. Gli effetti collaterali più comuni, comprendono: aumento dell’appetito, arrossamento e calore del viso quando si beve alcool (ecco perché è sempre meglio evitarlo). Raramente può insorgere un’allergia verso tali farmaci sebbene nei casi più gravi si possono avere problemi di tipo cardiovascolare.

BIGUANIDI

Le Biguanidi (fenformina, metformina) sono composti derivati dalla guanidina: il loro meccanismo d’azione è esclusivamente extrapancreatico e consiste nell’aumentare il numero di recettori periferici per l’insulina, nel potenziare la penetrazione intracellulare di glucosio, nell’accelerare la glicolisi e nel ridurre l’assorbimento intestinale di glucosio di origine alimentare. Le Biguanidi possiedono inoltre effetto anoressizzante e ipolipemizzante. Sono indicate nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 in cui si manifesta dislipidemia, sovrappeso e obesità, oppure insulino-resistenza. La metformina può essere assunta in associazione all’insulina per un maggior controllo dei livelli di zucchero nel sangue. Le Biguanidi possono provocare un aumento dell’acidità del sangue (acidosi lattica) che ne limita l’utilizzo. Gli effetti collaterali associati all’uso di questi farmaci comprendono nausea, diarrea e dolori addominali. Essi inoltre sono controindicati nei soggetti ultra 70enni, con insufficienza cardiorespiratoria, epatica o renale.

GLITAZONI

Questi farmaci aumentano la traslocazione genica di particolari proteine, che favoriscono l’utilizzo del glucosio ed il metabolismo degli acidi grassi. I Glitazoni sono ligandi ad alta affinità per un tipo di recettori nucleari, appartenenti ad una super-famiglia di recettori a cui si legano i fattori di trascrizione ligando-attivati. Questi recettori sono espressi soprattutto nel tessuto adiposo e, in misura minore, nel cuore, nelle cellule muscolari lisce, nel muscolo scheletrico, nei monociti, nella milza, nel rene, nel fegato, nell’intestino, nel surrene e nelle isole pancreatiche. Questi farmaci promuovono la differenziazione degli adipociti, con produzione di adipociti di dimensioni ridotte, caratterizzati da una maggiore sensibilità nei confronti dell’insulina e ridotta liberazione di acidi grassi liberi. Gli effetti collaterali più comuni comprendono ritenzione idrica e aumento di peso. Solitamente vengono utilizzati in associazione alla metformina o ad una sulfonilurea, diventando in quest’ultimo caso responsabili dell’eventuale comparsa di crisi ipoglicemiche.

GLINIDI

Si tratta di una nuova classe di farmaci derivata dalle sulfoniluree, ma ad azione immediata. Repaglinide è l’unico farmaco distribuito in Italia appartenente alla famiglia delle Glinidi. Si tratta di un farmaco che stimola il pancreas a produrre più insulina specialmente nel periodo postprandiale. Il meccanismo è simile a quello delle sulfaniluree. Si ritiene che le Glinidi, a causa della loro minore durata d’azione, abbiano un minor rischio di ipoglicemia e inducano minor aumento di peso rispetto agli altri ipoglicemizzanti.

PRAMLINTIDE

Questo farmaco è un analogo dell’amilina, un ormone peptidico che viene secreto insieme all’insulina e che agisce rallentando lo svuotamento gastrico e la secrezione acida dello stomaco, allungando così i tempi di assorbimento dei carboidrati, riducendo la secrezione di glucagone e stimolando il senso di sazietà. La Pramlintide è stato autorizzata dalla FDA come medicinale per il trattamento del diabete mellito di tipo 1 e di tipo 2, in sinergia con l’insulina. Questa associazione porta ad un netto miglioramento delle fluttuazioni degli zuccheri nel sangue dopo i pasti e riduce il peso nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 1. Proprio come i farmaci contenenti insulina, la Pramlintide dev’essere somministrata per iniezione sottocutanea, dato che una volta ingerita sarebbe completamente inattivata, come accade per tutte le proteine di origine alimentare. Tra gli effetti indesiderati ricordiamo nausea e vomito, e più raramente ipoglicemia e anoressia.

ACARBOSIO

Un antidiabetico orale innovativo è l’Acarbosio. Questo farmaco non viene assorbito ma agisce a livello del lume intestinale dove riduce l’assorbimento degli zuccheri, interferendo con la digestione dei carboidrati. Può essere usato in monoterapia, o associato ad altri antidiabetici orali o all’insulina. È privo di effetti collaterali importanti, può provocare meteorismo, flatulenza e diarrea, senza però causare ipoglicemia. Questo farmaco viene generalmente consigliato ai pazienti diabetici in sovrappeso o che hanno difficoltà a seguire una dieta equilibrata.

EXENATIDE

L’Exenatide è un medicinale incretino-mimetico usato nel trattamento del diabete mellito di tipo 2. Si tratta di un agonista dell’ormone peptide glucagone-like-1 (GLP-1) che potenzia la secrezione di insulina, inibisce la secrezione di glucagone e rallenta lo svuotamento gastrico. In pazienti con diabete di tipo 2 non controllato da metformina, da una sulfanilurea o da entrambi i farmaci, l’Exenatide, somministrata per via sottocutanea prima dei pasti principali, ha la stessa efficacia dell’insulina. Questo farmaco stimola la produzione di insulina in risposta all’introduzione con il cibo di zuccheri. Riduce il rilascio di glucosio dal fegato, aiuta a normalizzare la glicemia a digiuno e induce un precoce senso di sazietà. Viene assunto tramite una singola iniezione quotidiana sottocutanea, sotto la pelle dell’addome. Il principale effetto collaterale consiste nella comparsa di nausea lieve o moderata, che si verifica in circa la metà dei pazienti e tende a diminuire nel tempo.

CONCLUSIONI

In più di un’occasione ho sottolineato l’importanza di un corretto stile di vita per poter preservare lo stato di salute. Anche nel paziente diabetico
dieta, esercizio fisico e perdita di peso giocano un ruolo fondamentale per il buon esito della terapia. E’ consigliabile quindi consumare alimenti poveri di zuccheri e ricchi di fibre, accompagnati da un’adeguata e costante attività fisica. L’esercizio fisico, specie se aerobico, è parte integrante del piano di trattamento del diabete mellito.

Dott. Liguori Andrea