Covid-19: 3 potenziali terapie all’orizzonte!

Vista la sempre più crescente espansione del virus Covid-19 e il numero di contagiati e morti che non accenna a diminuire pare chiaro come sia di fondamentale importanza la tempestiva sintesi e messa a punto di un vaccino. Recenti studi però hanno dimostrato l’esistenza di due molecole che interferiscono con l’azione del virus offrendo così valide alternative terapeutiche.

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La prima molecola è un anticorpo monoclonale in grado di riconoscere la proteina Spike, che si trova sulla superficie del coronavirus. Legandosi a questa proteina, l’anticorpo le impedisce di aderire alle nostre cellule respiratorie e di conseguenza rende impossibile l’ingresso del virus al loro interno arrestandone la replicazione.

La seconda molecola invece si chiama ’13b’ ed è una molecola che lega e inibisce l’enzima proteasi, usato dal virus per replicarsi all’interno delle cellule infettate.

La ricerca dell’anticorpo monoclonale è stata pubblicata sul sito BioRxiv da un gruppo di ricercatori dell’Università olandese di Utrecht guidato da Chunyan Wang. Nello specifico si stava già lavorando ad un anticorpo contro la SARS quando è esplosa l’epidemia di Covid-19. Risultati alla mano hanno dimostrato che gli anticorpi efficaci contro la prima malattia riuscivano a bloccare anche la seconda.

Per quanto riguarda la molecola ’13b’, questa è stata sintetizzata studiando l’architettura 3D della proteasi virale di Covid-19.  I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Science da un team tedesco guidato dal virologo di fama mondiale Rolf Hilgenfeld dell’ateneo di Lubecca. Testata in provetta su cellule di polmone umano colpite da coronavirus, la molecola si è subito dimostrata efficace. Sperimentata sui topi, inoltre, non solo è risultata atossica ma si è scoperto che può essere somministrata per via inalatoria. Questo è considerato il bersaglio principale per colpire il virus e aiuterà a sviluppare nuovi farmaci .

In entrambi i casi si tratta di strategie terapeutiche che richiedono mesi di sperimentazione clinica per testarne efficacia e sicurezza ma che comunque richiederebbero molto meno tempo di quello necessario per lo sviluppo di un vaccino per il nuovo coronavirus.

Sul fronte della ricerca lascia sperare anche la possibilità di usare il plasma di pazienti guariti da Covid-19 con alti livelli di anticorpi in grado di uccidere il virus. Si tratta di una strategia, già esplorata in Cina, e ora al centro di un protocollo che si sta mettendo a punto in Lombardia. Al San Matteo di Pavia infatti, si sta lavorando ad un farmaco ottenuto dal plasma delle persone guarite dal virus. Questa plasmoterapia sta garantendo risultati positivi sopratutto nella cura dei casi più gravi anche grazie all’aiuto di un’equipe di medici cinesi.

Questo tipo di terapia era già impiegata in precedenza per la cura della SARS e dell’Ebola. Ma quanto è sicura questa terapia visto che alcuni pazienti ritornano positivi dopo essere guariti? I medici cinesi hanno dimostrato che in realtà in questi casi non si tratta di una nuova infezione e che comunque la loro capacità di contagiare altre persone risulterebbe molto limitata. In ogni modo i potenziali donatori saranno selezionati in base a criteri ben specifici.

La seconda fase del protocollo, relativa all’infusione del plasma a scopo terapeutico sarà attuata solo dopo l’autorizzazione del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Per concludere, un aspetto che dovrebbe farci riflettere è che per stessa ammissione dei medici cinesi arrivati nel nostro paese, i provvedimenti presi per contenere il contagio sono giusti, purtroppo però non vengono ancora rispettati a dovere da tutti i cittadini. Serve infatti una maggiore collaborazione da parte della popolazione!

Dott. Andrea Liguori

Dott.ssa Chiara Caridi

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