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Farmaci biologici: una risorsa poco conosciuta!

I farmaci biologici o biotecnologici sono farmaci sintetizzati a partire da organismi viventi attraverso tecniche di ingegneria genetica come ad esempio la tecnologia del DNA ricombinante. Si comportano come “endofarmaci”mimando l’azione delle molecole endogene.

Rispetto ai farmaci tradizionali sono molto più complessi dal punto di vista strutturale e rappresentano circa il 20% dei farmaci oggi in commercio.

Una delle caratteristiche più importanti del farmaco biologico è la sua immunogenicità: esso viene riconosciuto come estraneo dall’organismo ed è quindi capace di generare una risposta immunitaria. L’immunogenicità che si sviluppa con la formazione di anticorpi anti-farmaco può essere non rilevante dal punto di vista clinico oppure può portare a gravi conseguenze, in alcuni casi addirittura fatali.

I farmaci biologici non rappresentano un’unica classe ma si differenziano tra loro per peso molecolare, meccanismo d’azione, processo di sviluppo e di produzione.

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QUALI SONO I FARMACI BIOLOGICI?

Il primo prodotto biotecnologico ad uso terapeutico fu l’insulina. Seguirono poi l’ormone della crescita e l’interferone beta.

Altri farmaci biotecnologici in uso appartengono alle classi di:

  • Ormoni polipeptidici
  • Proteine del sangue
  • Immunomodulatori e antitumorali
  • Vaccini

IN QUALI PATOLOGIE SI UTILIZZANO I FARMACI BIOLOGICI?

I farmaci biologici si utilizzano principalmente nella cura di:

  • MALATTIE AUTOIMMUNI (artrite reumatoide, lupus eritematoso, psoriasi)
  • TUMORI (della mammella, del fegato, del rene,
  • MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE (morbo di Chron e rettocolite ulcerosa).

COME FUNZIONANO I FARMACI BIOLOGICI?

I farmaci biologici attualmente in uso si comportano principalmente come inibitori di due citochine infiammatorie: TNF-alfa e IL-1.

Le citochine sono proteine di piccole dimensioni prodotte da diversi tipi di cellule che in base alla loro funzione si dividono in tre gruppi:

  • CITOCHINE CHE REGOLANO LA RISPOSTA IMMUNITARIA ACQUISITA
  • CITOCHINE CHE MEDIANO L’IMMUNITÀ INNATA E L’INFIAMMAZIONE
  • CITOCHINE CHE STIMOLANO L’EMOPOIESI

In alcune patologie di natura infiammatoria si verifica un aumento delle citochine ad azione infiammatoria con conseguente dolore e danno alle articolazioni. I farmaci biologici hanno il compito di bloccare l’attività delle citochine infiammatorie.

Oggi sono disponibili 5 farmaci che bloccano l’attività del TNF-alfa: infliximab, etanercept, adalimumab, certolizumab, golimumab.

Tra gli inibitori dell’IL-1 ritroviamo: anakinra.

Inoltre esistono altri farmaci biologici quali: abatacept, rituximab, tocilizumab, belimumab.

QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI DEI FARMACI BIOLOGICI?

Siccome il farmaco biologico viene somministrato mediante iniezione endovena o sottocutanea l’effetto indesiderato più comune è rappresentato dalle reazioni nel sito di iniezione: rossore, bruciore e prurito.

Quasi tutti possono determinare reazioni allergiche, affanno, variazioni della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca e raramente complicanze neurologiche.

Sicuramente l’effetto collaterale più importante riguarda la comparsa di infezioni, specialmente batteriche e fungine. In questo caso i farmaci biologici vanno sospesi fino alla guarigione dell’infezione.

Sono stati segnalati anche altri effetti collaterali come: leucopenia, anemia, pancitopenia, cefalea, malessere, astenia, ritenzione di liquidi, vertigini, ecchimosi.

I pazienti in cura con farmaci biologici devono essere monitorati più o meno ogni tre mesi o comunque secondo prescrizione del medico specialista sia per valutare léfficacia del trattamento sia per controllare gli effetti indesiderati.

SONO FARMACI SICURI?

I farmaci biologici hanno dimostrato una sicurezza di impiego nel breve-medio periodo. Ovviamente, considerando le informazioni limitate, è bene non utilizzarli in gravidanza, in allattamento e in alcune categorie di pazienti.

CONCLUSIONI

Sicuramente i farmaci biologici, ad oggi, rappresentano una valida alternativa nel trattamento di patologie che non rispondono alla terapia tradizionale. La parola biologico può ingannare.. non si tratta di prodotti naturali ma di farmaci prodotti in laboratorio.

Come tutti i farmaci non sono scevri da effetti collaterali e la loro sicurezza nel lungo periodo non è ancora stata dimostrata. Per non parlare dei costi elevati.

Senza ombra di dubbio si tratta di un grande passo avanti nella ricerca, una risorsa che sta aiutando migliaia di pazienti a combattere ogni giorno patologie gravi e debilitanti.. una risorsa però ancora poco conosciuta nelle sue tante sfaccettature!

Grazie per l’attenzione e al prossimo articolo!

Dott.ssa Chiara Caridi.


QUESTO/A NON SONO IO!

Con questo articolo noi di INFARMIAMOCI.it abbiamo deciso di trattare un argomento molto delicato, un argomento che, anche se molti considerano lontano o estraneo da loro, è estremamente contemporaneo, parleremo della “disforia di genere”.

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La disforia di genere  si manifesta quando un bambino o una bambina, si sente un/a estraneo/a all’interno del proprio corpo, in altre parole sente che il proprio sesso biologico non corrisponde alla propria identità, ovvero un bambino si sente una bambina e viceversa. Parliamo di bambini perchè questo è un fenomeno che si manifesta nelle prime fasi della crescita raggiungendo l’apice in età adolescenziale.

Le prime avvisaglie di questa condizione si manifestano con alcuni atteggiamenti particolari, tra cui:

  • volersi vestire con indumenti del sesso opposto;
  • fare giochi che normalmente si associano al sesso opposto;
  • volersi far crescere i capelli (per i maschi) o volerli tagliare (per le femmine);
  • durante i giochi di ruolo personificare il sesso opposto (il bambino gioca a fare la mamma, la bambina il papà) ;
  • voler fare la pipì seduti (per i maschi) o in piedi (per le femmine);
  • provare un’avversione per i propri organi genitali e per il proprio corpo in generale.

Sebbene questa condizione spesso regredisca crescendo, in alcuni casi può proseguire fino alla pubertà creando nella persona fortissimi disagi, tali da mettere in pericolo la vita stessa. Non sono pochi, infatti, i casi di ragazzine diventate anoressiche pur di impedire al proprio corpo di assumere forme femminili o di ragazzini che sviluppano una forte depressione che li porta ad avere atteggiamenti violenti verso gli altri e contro se stessi. In entrambi i casi la situazione può precipitare portando a forme di autolesionismo o addirittura al suicidio.

Come abbiamo accennato all’inizio questa condizione è sempre esistita, quello che è cambiato oggi è l’approccio, o per lo meno è quello che ci auguriamo. Mentre in passato veniva considerata una malattia mentale, e quindi trattata con strumenti di tortura fisica e psicologica, l’approccio moderno è volto a preservare quanto più possibile la vita delle persone interessate. La comunità scientifica infatti, si è orientata verso l’adozione di una terapia farmacologica allo scopo di dare ai ragazzi il tempo necessario per accettarsi e per decidere in modo maturo e convinto il percorso da intraprendere. Il tutto adeguatamente supportato da una seria terapia psicologica.

Proprio il mese scorso scoppia il caso “triptorelina”.

Dal punto di vista farmacologico, la triptorelina è un agonista del GnRH, ovvero dell’ormone di rilascio delle gonadotropine. Agisce riducendo, dopo somministrazioni ripetute, la secrezione ipofisaria delle gonadotropine FSH (ormone follicolo-stimolante) e LH (ormone luteneizzante). In condizioni normali le gonadotropine stimolano le gonadi maschili e femminili a secernere gli ormoni sessuali, testosterone ed estrogeni. Dopo somministrazioni prolungate di un agonista del GnRH si instaura una situazione di ipogonadismo con conseguente blocco della secrezione degli ormoni sessuali.

Come spiega Paolo Vitti, presidente della Società Italiana di Endocrinologia: “la triptorelina è un farmaco utilizzato da anni per bloccare il ciclo mestruale in caso di sanguinamenti genitali legati a varie patologie, in attesa dell’arrivo naturale della menopausa, nel trattamento di tumori ormoni-dipendenti come il tumore al seno o il cancro alla prostata”.

In realtà pochi sanno che questa molecola è utilizzata in Italia, dopo autorizzazione da parte dell’AIFA, come uso “off-label”, ovvero al di fuori degli usi consentiti dal foglietto illustrativo, nel trattamento della disforia di genere per ritardare o bloccare la pubertà e tutti i cambiamenti fisici che ne derivano negli adolescenti dai 10-12 anni in su.

E allora perchè scoppia il caso “triptorelina”?

Perchè l’AIFA, con una determina del 25 febbraio 2019, su precisa richiesta di quattro società scientifiche (Società Italiana di Endocrinologia, Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) ha inserito la triptorelina nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale “per l’impiego in casi selezionati”.

Come precedentemente spiegato, questo farmaco permette agli adolescenti che non si riconoscono nel proprio corpo di bloccare temporaneamente lo sviluppo fino ai 16 anni.

Ovviamente prima di arrivare ad assumere un farmaco del genere, i ragazzi e obbligatoriamente anche i genitori devono seguire un percorso molto lungo affiancati da un’equipe composta da psichiatri, psicologi ed endocrinologi.

In questi mesi si sono mobilitati medici, giuristi e associazioni cattoliche esprimendo la propria idea su questo argomento tutt’altro che semplice. In particolare i giuristi del Centro Studi Rosario Livatino affermano: “‘sono carenti studi cinici e di follow-up a lungo termine” e resta alto il rischio “di indurre farmacologicamente un disallineamento fra lo sviluppo fisico e quello cognitivo del minore” .

Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha chiesto all’AIFA di permettere l’utilizzo di questo farmaco solo in casi circoscritti e valutando caso per caso.

Maurizio Bini, ginecologo e andrologo alla guida da anni dell’ambulatorio per la transizione di genere dell’Ospedale Niguarda di Milano afferma: “Lavoro in questo settore da trent’anni e in una sola occasione ho ritenuto in coscienza di fare ricorso a questo farmaco. Nessuno può prendersi la responsabilità di bloccare lo sviluppo sessuale di un adolescente se non per motivi davvero gravi ed importanti”.

Ci sono di contro pareri anche favorevoli all’uso di questa sostanza nella disforia di genere. Alessandra D. Fisher, afferente alla SOD di Medicina della Sessualità e Andrologia dichiara: “Numerose evidenze scientifiche mostrano come la sospensione della pubertà indotta dalla Triptorelina in casi selezionati e attentamente seguiti di adolescenti con disforia di genere sia in grado di ridurre in modo significativo i problemi comportamentali ed emotivi e il rischio suicidario, nonchè di migliorare il funzionamento psicologico generale”.

Si tratta in realtà di un argomento molto complesso e delicato che va sicuramente approfondito e trattato come tale. Anche noi di INFARMIAMOCI.it abbiamo opinioni diverse, dal punto di vista etico, sulla prescrivibilità di questo farmaco nel trattamento della disforia di genere ma entrambi concordiamo su due aspetti:

  1. Il dialogo tra ragazzi e genitori è sicuramente importante per affrontare qualsiasi disagio psicologico. Il ragazzo o la ragazza che non accetta il corpo che ha deve sentirsi libero di esprimersi senza essere giudicato. È vero che ci si deve trovare nella situazione per poter parlare ma al tempo stesso crediamo che un figlio abbia sempre bisogno dell’appoggio e dell’aiuto di un genitore. Non sentirsi accettato acuisce ancora di più il malessere che ci si porta dentro.
  2. Il fatto che per la triptorelina non siano disponibili studi clinici a lungo termine non ci è di conforto. La farmacologia insegna che ogni farmaco ha le sue indicazioni terapeutiche e i suoi effetti collaterali immediati e nel lungo periodo. Chi garantisce che dopo anni di assunzione di questo medicinale non si verifichino effetti collaterali potenzialmente pericolosi? Chi si prende la responsabilità di bloccare la pubertà fisiologica di un ragazzo/a senza sapere realmente quello a cui si va incontro? La ginecologa ed endocrinologa dell’Università di Bologna e responsabile del programma sui disturbi dell’identità di genere del Policlinico S. Orsola-Malpighi, Maria Cristina Meriggiola, spiega: “Si tratta di una terapia che viene utilizzata solo da pochi anni e quindi i dati di letteratura non sono molti ma ad oggi quelli disponibili ci dicono tutti che non ci sono effetti nocivi legati al trattamento con la triptorelina”. Ecco… ad oggi!!!

Al prossimo articolo!!!

Dott. Andrea Liguori

Dott.ssa Chiara Caridi


Ritiro di un farmaco dal mercato.

La società Ibsa Farmaceutici Italia ha disposto il blocco immediato di tutti i lotti in commercio della specialità medicinale AKIS nelle confezioni:

AKIS 1SIR da 75 MG/ML CON AGO lotti n. 1707080, 1709020, 1802051, 1803002.

AKIS 5F INIETT 50 MG/ML lotto n. 1704047.

AKIS 5F INIETT 25 MG/ML lotto n. 1805060.

La ditta ha deciso il ritiro del medicinale per “impossibilità di coesione sul mercato dello stesso prodotto con differenti AIC”.

AKIS viene utilizzato per il trattamento di dolori articolari, attacchi di gotta, dolori causati da calcoli renali, traumi, ferite o fratture.

Dott.ssa Chiara Caridi

Dott. Andrea Liguori

RITIRATO UN NUOVO FARMACO!!

L’AIFA ha disposto il ritiro dalle farmacie di 12 lotti del medicinale CARBOCISTEINA EG utilizzato per il trattamento della tosse e delle malattie da raffreddamento.

In particolare si tratta dei lotti n. 1701 scad. 04-2019, 1702 scad. 05-2019, 1703 scad. 05-2019, 1704 scad. 09-2019, 1705 scad. 09-2019, 1706 scad. 09-2019, 017 scad. 09-2019, 027 scad. 09-2019, 038 scad. 04-2020, 048 scad. 04-2020, 058 scad. 06-2020 e 068 scad. 07-2020.

VIA LIBERA AD UN NUOVO FARMACO!!

L’EMA autorizza un nuovo medicinale per il trattamento della beta-talassemia, una malattia ematologica ereditaria che provoca una grave anemia. Si tratta di Zynteglo, un farmaco orfano destinato agli adulti e agli adolescenti dai 12 anni in su che combattono con questa patologia e necessitano di continue trasfusioni di sangue.

Dott.ssa Chiara Caridi

Dott. Andrea Liguori

NOTA INFORMATIVA DELL’AIFA SULL’USO DI TIOCOLCHICOSIDE.

L’AIFA ha divulgato un’importante nota informativa sull’uso di farmaci a base di tiocolchicoside (tra questi il più noto è il Muscoril) in gravidanza o in allattamento.

Studi preclinici evidenziano un rischio di genotossicità associato all’uso di tiocolchicoside sotto forma di capsule rigide, compresse orodispersibili e soluzione iniettabile per uso intramuscolare.

Per questo motivo questa sostanza non deve essere prescritta a donne in gravidanza o in allattamento e a donne potenzialmente fertili. Le donne potenzialmente fertili, in caso di assunzione di questo farmaco, devono necessariamente adottare metodi contraccettivi efficaci per evitare una gravidanza e di conseguenza seri danni per il feto.

Dott.ssa Chiara Caridi

Dott. Andrea Liguori.

FARMACI GASTROPROTETTORI

Si definiscono farmaci gastroprotettori quei farmaci utilizzati per proteggere la mucosa gastrica. Essi comprendono:

  • gli inibitori della pompa protonica (IPP),
  • gli antagonisti dei recettori istaminici H2,
  • gli antiacidi.    

La mucosa del nostro stomaco in condizioni normali produce circa un litro / un litro e mezzo al giorno di succhi gastrici. Il succo gastrico si presenta come un liquido semitrasparente fortemente acido ed inodore composto da diverse sostanze, tra cui acqua, acido cloridrico, muco, sodio, potassio, bicarbonato, fattore intrinseco ed enzimi digestivi come la pepsina, la lipasi gastrica, la gelatinasi e la rennina. La funzione principale degli acidi gastrici è quella di degradare e digerire il cibo. Ciò è possibile proprio grazie alla loro acidità. Il lavoro chimico del succo gastrico è facilitato dall’attività contrattile della parete dello stomaco che provoca un continuo rimescolamento del cibo ingerito, promuovendo così l’azione degli enzimi.

Il grado di acidità è molto importante per la salute ed il corretto funzionamento del tratto gastro intestinale. Quando la concentrazione di acido cloridrico nei succhi gastrici è bassa o assente, l’organismo è soggetto ad un aumentato rischio di infezioni del tratto gastro-intestinale con sintomi quali difficoltà digestiva e reflusso. Quando invece l’acidità dei succhi gastrici è alta le difese della mucosa gastrica si riducono, con comparsa di ulcere, dolore e vomito.

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COME AGISCONO QUESTI FARMACI?

  • I farmaci antiacidi sono utilizzati per neutralizzare l’acidità gastrica, proteggendo chimicamente la mucosa di esofago, stomaco, e duodeno in tutte quelle condizioni in cui il pH dei succhi gastrici si abbassa. Essi non eliminano la causa dell’iperacidità, ma agiscono a livello sintomatico, eliminando gli effetti prodotti dall’acidità gastrica. L’azione di alcuni di essi è diretta ( svolta cioè all’interno dello stomaco), mentre quella di altri è di tipo indiretto intervenendo nella produzione dell’ acido gastrico. I farmaci antiacidi devono quindi aumentare il ph gastrico portandolo a valori compresi tra 3,5 e 4,5. Essi inoltre devono essere assorbiti a livello sistemico, altrimenti il loro effetto andrebbe a ripercuotersi non solo sul pH della mucosa gastrica, ma anche sul pH ematico.
  • Gli inibitori della pompa protonica (IPP) agiscono inibendo la secrezione acida dello stomaco, ostacolando così la produzione di acido cloridrico, responsabile dell’acidità. Assunti quotidianamente sono in grado di ridurre la produzione giornaliera di acido di oltre il 90%. Sebbene qualcuno venga assunto per via endovenosa la maggior parte degli inibitori di pompa viene assunta per via orale. Questi farmaci sono inoltre accomunati dal suffisso “–prazolo” che li rende facilmente riconoscibili. Essi dovrebbero essere assunti prima o durante i pasti perché è proprio in questo momento che si ha la produzione di acido da parte della mucosa gastrica.
  • Gli antagonisti dei recettori istaminici H2 detti anche H2 antagonisti agiscono bloccando la produzione di acido cloridrico indotta dall’istamina riducendo così la secrezione gastrica, soprattutto notturna. Sono assunti per via orale sotto forma di compresse e sciroppo e per via endovenosa sotto forma di fiale. Questi farmaci sono accomunati dal suffisso “- tidina” (es. ranitidina).

QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI ASSOCIATI ALL’USO DEI FARMACI GASTROPROTETTORI?

Come sappiamo, un uso scorretto dei farmaci ha conseguenze negative sulla salute dell’uomo. Il problema con i farmaci gastroprotettori è legato al fatto che la maggior parte di loro viene assunta per periodi di tempo molto lunghi.

Tra gli effetti collaterali di questi farmaci ricordiamo: vomito, cefalea, alterazioni della motilità intestinale, con conseguente stipsi e diarrea, ed eruttazioni gassose dovute alla dilatazione della parete gastrica. A questi si aggiungono poi tutta una serie di effetti collaterali di entità piuttosto grave quali: tumori, malattie autoimmuni, diminuzione della fertilità ed impotenza, malattie renali acute e croniche, osteoporosi con conseguente aumento di fratture, infezioni da Clostridium difficile e polmonite, aumento dei livelli di Magnesio e problemi cardiovascolari.

Milioni di persone utilizzano quotidianamente un gastroprotettore non solo per la cura di patologie  come gastrite,  reflusso gastroesofageo, ulcera gastrica e infezioni sostenute da Helicobacter Pylori ma anche per prevenire gli effetti potenzialmente dannosi che si possono manifestare con un uso prolungato di altri farmaci, prima tra tutti gli antinfiammatori non steroidei.

Inoltre molti pazienti che devono seguire una cura antibiotica assumono preventivamente il farmaco gastroprotettore allo scopo di preservare lo stomaco dal danno che si potrebbe avere in caso di terapia antibiotica lunga e ripetuta. In realtà, così facendo si rischia di passare “dalla padella alla brace” perché come abbiamo visto gli effetti indesiderati associati ad un uso prolungato di questi farmaci non sono trascurabili e inoltre recenti studi confermano che l’effetto protettivo dei gastroprotettori durante la terapia antibiotica non è sostenuto da alcun dato scientifico.

CONCLUSIONI

Alla luce di tutto ciò è consigliabile quindi assumere i farmaci gastroprotettori solo se strettamente necessari, per il minor periodo di tempo possibile e solo sotto stretto controllo medico.

Dott. Andrea Liguori


ANEMIA MEDITERRANEA:UN NUOVO FARMACO A SALVAGUARDIA DEI GLOBULI ROSSI!

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L’anemia mediterranea, nota anche come beta-talassemia, è una malattia ereditaria diffusa soprattutto nei paesi del bacino del Mediterraneo. Appartiene alla famiglia delle Talassemie e si distingue in:

  • TALASSEMIA MAJOR: la forma più invalidante,
  • TALASSEMIA INTERMEDIA: con una sintomatologia variabile,
  • TALASSEMIA MINOR: la forma più lieve che si manifesta quasi sempre in maniera asintomatica.

Si tratta di una malattia ematica causata da una mutazione del gene HBB che provoca la distruzione precoce dei globuli rossi e la mancata produzione delle proteine che danno vita all’emoglobina, la molecola che trasporta l’ossigeno dai polmoni ai tessuti ed espelle l’anidride carbonica. Da qui deriva una scarsa ossigenazione di tessuti, organi e muscoli che causa stanchezza e altri sintomi.

I sintomi dell’anemia mediterranea variano in relazione al tipo di talassemia (major, intermedia o minor). Nella talassemia minor i sintomi sono molto lievi o addirittura assenti mentre nella talassemia major sin dai primi mesi di vita il soggetto manifesta ittero, con pelle e occhi ingialliti, crescita lenta e ingrossamento delle ossa del cranio. Successivamente si aggiungeranno altri sintomi, anche se non necessariamente tutti insieme, quali: splenomegalia, sonnolenza o stanchezza, urine scure, pallore, deformità ossee, dolori addominali. Poiché gli individui affetti da questa malattia hanno i globuli rossi di forma irregolare e più piccoli e meno numerosi rispetto al normale, la diagnosi di anemia mediterranea avviene mediante un semplice esame del sangue.

In caso di anemia mediterranea, oltre alle variazioni dei globuli rossi, i valori di ferro e ferritina nel sangue sono elevati. L’anemia mediterranea può essere diagnosticata anche mediante test molecolari tra cui i test prenatali che si possono eseguire in laboratorio prima della nascita per sapere se il bambino sarà affetto o meno da questa patologia. Tra questi test ritroviamo:

VILLOCENTESI: una tecnica invasiva che consiste nel prelievo dei villi coriali dalla placenta. Si effettua tra l’undicesima e la tredicesima settimana.

AMNIOCENTESI: consiste nel prelievo di un piccolo volume di liquido amniotico. Si esegue ambulatorialmente e non richiede anestesia. Può essere effettuata a partire dalla quindicesima settimana di gravidanza.

Per quanto riguarda la terapia le forme minori non necessitano di alcun trattamento, a meno che non coesista una carenza di ferro. Nei casi di talassemia major o morbo di Cooley, che nelle sue forme più gravi riduce sensibilmente la qualità della vita, è necessario che il paziente si sottoponga a trasfusioni di sangue e all’uso di farmaci ferrochelanti. In alcuni casi però la richiesta di trasfusioni non può essere soddisfatta per motivi legati al sovraccarico di ferro, complicando ulteriormente il quadro clinico.

Per favorire una corretta terapia è opportuno che tutti i soggetti talassemici conducano una “vita sana”, a partire da una dieta equilibrata che riduca la quantità di ferro di provenienza animale talvolta in associazione con un’integrazione di acido folico.

Recentemente sono stati scoperti alcuni farmaci innovativi, chiamati “farmaci trappola” in grado di preservare i globuli rossi dalle sostanze dannose. E’ stato dimostrato che attraverso l’uso di una proteina chiamata Luspatercept è possibile ridurre la gravità dell’anemia mediterranea. Questa proteina infatti è in grado di catturare alcune sostanze responsabili della morte prematura dei globuli rossi nel midollo osseo. Il suo impiego risulta molto vantaggioso soprattutto per quei pazienti la cui salute dipende da continue e costanti trasfusioni. Grazie alla somministrazione cutanea del Luspatercept infatti è stato possibile migliorare significativamente la qualità della vita di questi pazienti riducendo la frequenza delle trasfusioni. Mentre nei casi più gravi sono necessarie iniezioni di questa proteina ogni tre settimane, nei casi più lievi è possibile saltare qualche iniezione.

Un’ulteriore possibilità di cura è rappresentata dalla terapia genica, nello specifico dall’autotrapianto di un “gene sano” all’interno delle cellule del paziente. In altre parole vengono prelevate dal paziente alcune cellule, e dopo averle modificate in laboratorio da queste si ottiene un nuovo gene che, una volta autotrapiantato preverrà la mutazione a carico dell’emoglobina.

Alla luce di quanto detto appare chiaro quanto sia importante la prevenzione anche in caso di malattie come questa. E’ molto importante infatti individuare i soggetti sani, portatori del tratto talassemico, in quanto i figli di due portatori hanno un’elevata probabilità di sviluppare la talassemia major.

Dott.ssa Chiara Caridi

Dott. Andrea Liguori

ANTIBIOTICO RESISTENZA: APRIAMO GLI OCCHI!!!

Oggi sono qui con voi a parlare di un’emergenza sanitaria a tutti gli effetti. Il Prof. Giovanni Rezza, Responsabile del Dipartimento Malattie Infettive dell’ ISS, l’ha descritta come “epidemia silente”. Sto parlando dell’antibiotico-resistenza (AR). Nell’UE ogni anno muoiono circa 33 mila persone per infezioni resistenti agli antibiotici, 1/3 di loro muore in Italia. Siamo il paese in cui si prescrivono più antibiotici al mondo. Per capire bene di cosa stiamo parlando cerchiamo di andare per gradi.

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COSA SONO GLI ANTIBIOTICI?

Gli antibiotici sono farmaci utilizzati nella cura delle infezioni causate dai batteri. Non sono assolutamente efficaci nel trattamento di infezioni virali come l’influenza e il raffreddore.Il primo antibiotico ad essere scoperto fu la penicillina nel 1928 da Alexander Fleming. Esistono diverse classi di antibiotici classificati in base a:

  • Struttura chimica: molecole con caratteristiche simili.
  • Spettro d’azione: ampio, medio e ristretto.
  • Tipo d’azione: batteriostatici o battericidi. Un antibiotico si dice batteriostatico quando blocca la riproduzione del batterio senza ucciderlo mentre si dice battericida quando provoca la morte del batterio.
  • Origine: estrattiva, semisintetica e chimica.
  • Carica elettrica: antibiotici a carattere acido, basico o neutro.
  • Meccanismo d’azione: inibizione della sintesi della parete cellula, inibizione della sintesi proteica, alterazione della funzione della membrana plasmatica, inibizione dei meccanismi di replicazione e di trascrizione degli acidi nucleici, antibiotici che agiscono come antimetaboliti.

Quando si assume un antibiotico bisogna rispettare modalità, dosaggio e durata della terapia proprio per evitare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

COSA SI INTENDE PER ANTIBIOTICO-RESISTENZA?

Con il termine antibiotico-resistenza si intende la capacità di un batterio di resistere ad una cura antibiotica. La resistenza può essere di due tipi:

  • NATURALE: quando il batterio è naturalmente resistente ad un antibiotico.
  • ACQUISITA: quando il batterio diventa resistente attraverso modificazione del proprio patrimonio genetico.

QUALI SONO I MECCANISMI DI ANTIBIOTICO RESISTENZA?

I principali meccanismi di resistenza agli antibiotici sono:

  1. MANCATO RAGGIUNGIMENTO DEL SITO BERSAGLIO
  2. INATTIVAZIONE DEL FARMACO
  3. ALTERAZIONE DEL SITO BERSAGLIO

Un antibiotico per poter svolgere la sua azione ed essere efficace deve entrare nella cellula batterica, legarsi al sito bersaglio e modificare le sue funzioni. Se questo non avviene vuol dire che il microrganismo è diventato resistente a quell’antibiotico. Questo può risultare pericoloso perché il batterio può, nel frattempo, moltiplicarsi e trasferire la sua capacità di resistere anche ad altri batteri o a batteri della stessa specie. Un altro problema è rappresentato dal fatto che i batteri possono diventare resistenti a più antibiotici contemporaneamente. Tra i batteri diventati resistenti agli antibiotici i più importanti sono:

  • STAPHYLOCOCCUS AUREUS
  • KLEBSIELLA PNEUMONIAE
  • CAMPYLOBACTER
  • ESCHERICHIA COLI.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’ANTIBIOTICO-RESISTENZA?

Tra le principali cause dell’antibiotico-resistenza ritroviamo:

  • Uso eccessivo e scorretto degli antibiotici
  • Uso degli antibiotici per curare le infezioni virali
  • Abuso degli antibiotici nel settore zootecnico e veterinario

L’antibiotico-resistenza è un fenomeno che, purtroppo per noi, non riguarda solo la medicina umana ma anche la medicina animale. In Italia circa il 70% degli antibiotici vengono utilizzati in ambito zootecnico. Somministrando agli animali gli stessi antibiotici destinati ad uso umano per impedire lo sviluppo delle infezioni nei grandi allevamenti, i batteri resistenti sviluppatisi negli animali arriveranno sulle nostre tavole e li assumeremo anche noi attraverso il cibo.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELL’ANTIBIOTICO RESISTENZA? COSA SI RISCHIA?

Le infezioni provocate da ceppi batterici resistenti agli antibiotici rappresentano da diverso tempo un serio problema per la salute pubblica, soprattutto negli ospedali e nelle case di cura. Le persone più esposte alle infezioni ospedaliere sono gli anziani over 65, i bambini e gli immunodepressi.

In Italia circa il 30-60% dei batteri che causano infezioni ospedalieri sono diventati resistenti. Quello che preoccupa è che se tutti gli antibiotici che abbiamo a disposizione diventassero inefficaci anche le infezioni più banali non si riuscirebbero a debellare e non sarebbe più possibile eseguire interventi chirurgici, trattamenti di chemioterapia o trapianti di organi. E tutto questo aumenterebbe il tasso di mortalità.

Delle conseguenze dell’antibiotico-resistenza e non solo ne ha parlato ampiamente la trasmissione “Presa diretta” il 9 marzo in un appuntamento dal titolo “Malati di farmaci”. Una trasmissione molto interessante che ha cercato di aprire gli occhi su quella che io definisco una catastrofe di dimensioni impressionanti. Voglio citare solo alcune cose che sono state affermate e dimostrate a “Presa diretta”.

  1. Nel laboratorio del microbiologo, Francesco Broccolo, è stato dimostrato come anche negli alimenti (in questo caso campioni di insalata) crescono batteri antibiotico-resistenti come Klebsielle, Enterococchi, Escherichia Coli e Pseudomonas. Questo non vuol dire che se si mangia l’alimento contaminato si contrae l’infezione ma vuol dire che i batteri presenti nell’alimento possono trasferire la resistenza che hanno agli antibiotici ad altre speci batteriche o a speci batteriche della stessa specie presenti nell’intestino.
  2. Quasi nel 50% dei casi in cui gli antibiotici sono prescritti non sono necessari come ad esempio nell’influenza. Contro il virus influenzale questo farmaco non hanno alcun effetto. Solo 1 / 4 delle influenze sono di natura batterica.
  3. L’azienda svedese Hemocue ha inventato una macchinetta commercializzata in Italia dal Dott. Tommaso Bruno. Come lui afferma si tratta di “una specie di semaforo che può dirci se ci troviamo di fronte ad un’infezione batterica o ad un’infezione virale. È uno strumento che consente di leggere il numero di globuli bianchi”. In base al numero che esce sulla macchinetta si parla di infezione virale o batterica e si decide o meno se è il caso di iniziare una terapia antibiotica. Purtroppo questo strumento non è ancora stato adottato in tutta Italia.
  4. La Svezia è la nazione europea in cui si consumano meno antibiotici al mondo. Questo perché si controllano continuamente le prescrizioni di antibiotici di ogni ambulatorio del paese e perché il Ministero della Salute ha finanziato diverse campagne di sensibilizzazione per insegnare l’uso consapevole degli antibiotici.
  5. Alcuni studi del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie a Stoccolma hanno dimostrato che l’impatto dell’antibiotico-resistenza è paragonabile a quello di HIV, tubercolosi e influenza messi insieme.

COSA STA FACENDO DI CONCRETO L’ITALIA?

Il Ministero della Salute ha avviato il progetto Spincar (Supporto al piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza) per cercare di contrastare l’antibiotico-resistenza nell’ambito umano, animale e ambientale. Verranno sviluppati alcuni standard e indicatori che aiuteranno le varie regioni e le aziende sanitarie a raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale. Su una piattaforma informatica, coordinata dall’ISS, si registreranno i risultati sull’applicazione degli standard e si monitorerà lo stato attuale della situazione e gli eventuali progressi del sistema.

Secondo le parole di Claudio D’Amario e Stefania Iannazzo, della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, questo progetto genererà più consapevolezza in chi usa gli antibiotici e se tutto andrà per il meglio entro Marzo 2021 “si potranno raggiungere risultati molto vicini a quelli di paesi Europei più virtuosi”.

COSA POSSIAMO FARE NOI NEL NOSTRO PICCOLO PER RIDURRE IL FENOMENO DELL’ANTIBIOTICO-RESISTENZA?

Per ridurre il fenomeno dell’antibiotico-resistenza è bene tenere a mente che assumere un antibiotico in modo scorretto non ha ripercussioni solo sulla nostra salute ma su quella dell’intera collettività! Ogni antibiotico è efficace solo contro determinati tipi di batteri e non contro tutti indiscriminatamente. Per questo motivo solo il medico, dopo avere prescritto un esame colturale con antibiogramma e aver visionato i risultati, sarà in grado di indicare quale antibiotico sarà capace di curare l’infezione in corso.

Nel mio piccolo mi sento di dare qualche consiglio:

  • Assumere gli antibiotici solo su prescrizione medica e seguendo scrupolosamente le indicazioni del medico su dosaggio, modalità e durata della terapia.
  • Evitare il “fai da te” e soprattutto l’utilizzo di antibiotici avanzati da una cura precedente senza aver prima consultare il medico.
  • Completare sempre il ciclo di cura e mantenere sempre lo stesso orario di assunzione dell’antibiotico.
  • Aspettare qualche giorno prima di dire che l’antibiotico non ha avuto effetto.
  • Fare molta attenzione all’igiene: lavarsi spesso e bene  le mani soprattutto dopo aver toccato la carne. Lavare anche frutta e verdura.

È una situazione di emergenza per tutti noi e per il futuro dei nostri figli.. se non si interviene immediatamente nel 2050 l’antibiotico-resistenza sarà la prima causa di morte.. pensiamoci bene..

Meglio usare un antibiotico solo quando è necessario o rimetterci la vita?

Dott.ssa Chiara Caridi

CORTISONE: ALLEATO O SUBDOLO NEMICO?!?

infarmiamoci.it

L’asma bronchiale è una malattia cronica delle vie respiratorie che interessa circa il 5% della popolazione, con un’incidenza maggiore tra i bambini. La sua comparsa è favorita da una predisposizione genetica ma può essere anche sollecitata dall’inalazione di pollini, polveri o peli di animali.


Questa malattia si manifesta con crisi respiratorie, sibili, affanno e tosse secca. La frequenza e la tipologia degli attacchi è molto variabile. I più gravi possono anche condurre alla morte. Ecco perché è una patologia da non prendere sotto gamba. Dei 4 milioni di Italiani asmatici, 200 mila hanno la forma grave e il 64 % di questi è in terapia con corticosteroidi per via orale.

Il principale obiettivo del trattamento dell’asma è quello di ottenere una quasi completa remissione della malattia, sia per quanto riguarda i sintomi sia per le limitazioni che comporta nella vita quotidiana. Il tutto garantendo la migliore funzione respiratoria possibile con il più basso carico farmacologico, evitando così l’insorgenza di eventuali effetti collaterali a lungo termine e senza eccedere con la spesa farmaceutica a carico del servizio sanitario.

Nel trattamento dell’asma bronchiale, come in altre patologie, viene utilizzato il cortisone. Questa sostanza appartiene alla famiglia dei corticosteroidi, molecole di sintesi strutturalmente simili al cortisolo, un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali. E’ dotato di azione antinfiammatoria ed immunosoppressiva e viene generalmente somministrato per via orale, parenterale (intramuscolo o endovena) e locale.

L’indicazione elettiva del cortisone è l’insufficienza delle ghiandole surrenali sebbene venga prescritto per il trattamento di altre patologie tra le quali: le malattie del collagene, le malattie infettive del sangue, le allergie, le patologie epatiche, quelle autoimmuni e quelle a carico degli occhi.

Nonostante il suo ampio e diversificato uso, la terapia con cortisone non è scevra da effetti tossici, tra cui:

  • perdita del tessuto osseo con conseguente osteoporosi;
  • aumento della glicemia;
  • riduzione della crescita nei bambini;
  • senso di euforia, insonnia, ansia, depressione e psicosi;
  • aumento dell’appetito;
  • ritenzione idrica;
  • aumento della suscettibilità alle infezioni;
  • aumento della pressione arteriosa.

Proprio in questi giorni sono stati pubblicati sulla rivista ” World Allergy Organization Journal” i risultati di uno studio italiano che valuta l’impatto clinico ed economico del cortisone somministrato ad alte dosi per via orale nella cura dell’asma grave. I pazienti in cura con i corticosteroidi per via orale sono risultati ad alto rischio a causa dei tanti effetti tossici della terapia: già dopo 6 mesi dall’assunzione il cortisone per via orale aumenta infatti il rischio di osteoporosi e conseguentemente di fratture, il rischio di malattie digestive, di diabete, di obesità e di insufficienza renale.

E come se non bastasse tutto questo costa al Servizio Sanitario Nazionale più o meno 243 milioni di euro. Come afferma il Past-President della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAC) Giorgio Walter Canonica: ” Il cortisone è gravato da un elevato rischio di eventi avversi che crescono all’aumentare del dosaggio e della durata della cura. Inoltre un soggetto affetto da asma grave costa circa 2000 euro all’anno perchè bisogna gestire gli effetti collaterali della terapia cortisonica”.

Proprio per questo motivo gli esperti consigliano che il cortisone venga impiegato solo ed esclusivamente nell’attacco acuto dell’asma e in caso di asma grave ai più bassi dosaggi possibili e come trattamento di seconda scelta.

Le nuove linee guida propongono di preferire ai cortisonici i farmaci biologici perchè hanno meno effetti collaterali e risultano meno costosi.

Noi, come in ogni articolo, suggeriamo di utilizzare i cortisonici con parsimonia e dietro prescrizione medica, perchè, come tutti i farmaci sono gravati da numerosi effetti collaterali che risultano anche essere particolarmente pericolosi. Evitate quindi il “fai di te” e l’uso prolungato di questa molecola perchè oltre a provocare un possibile quadro di insufficienza surrenalica può favorire un maggior rischio di contrarre infezioni.

A presto con un nuovo articolo!

Dott. Andrea Liguori

Dott.ssa Chiara Caridi