Amuchina: dopo la seconda guerra mondiale ancora in prima linea!

In questi giorni, vista l’attuale emergenza sanitaria, abbiamo assistito al “caso dell’Amuchina esaurita, introvabile, e a prezzi esorbitanti”. Ma chi lo avrebbe mai detto che questo prodotto usato da sempre per la disinfezione delle superfici e degli alimenti avrebbe ricoperto un ruolo così importante.

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Amuchina è un marchio che viene utilizzato per la commercializzazione di diversi prodotti a base di ipoclorito di sodio, utilizzato inizialmente come agente sbiancante e solo in seguito come antisettico nel controllo delle infezioni. Quello che molti non sanno è che si tratta di un prodotto made in Italy e più precisamente made in sud.

Questo presidio medico, divenuto ormai introvabile in farmacia e supermercati è infatti il frutto del genio creativo di Oronzio De Nora, un ingegnere elettrotecnico nato ad Altamura, in Puglia nel 1899. Dopo gli studi si trasferisce a Milano dove si laurea nel 1922 in Ingegneria al Politecnico di Milano, discutendo una tesi dedicata all’elettrolisi dei cloruri alcalini. Due anni dopo fonda la sua ditta, la De Nora, diventando il padre degli impianti per la produzione di cloro e soda caustica.

E’ del 1923 il brevetto dell’Amuchina, il potente antibatterico ottenuto diluendo l’ipoclorito di sodio in acqua. Il nome Amuchina deriva dalla combinazione del termine greco muche “ferita”, con l’aggiunta di un’alfa privativa, A-muchina ovvero “senza ferita”. Nonostante De Nora cedette il brevetto ad un’altra azienda, il suo nome diventò ben presto famoso in tutto il mondo, annoverando tra i suoi clienti alcuni grandi della chimica come Bayer e Solvay.

L’Amuchina nasce con lo scopo di combattere la tubercolosi, causa di gravi problemi sanitari e sociali. Successivamente, negli anni ’40, durante la seconda guerra mondiale, viene usata per la disinfezione delle fonti e delle acque potabili. A cavallo degli anni ’50-’70 diventa il prodotto di prima scelta negli ospedali, per la pulizia e disinfezione dei dispositivi impiegati per l’emodialisi e la dialisi peritoneale. E’ nel 1980, dopo l’epidemia di colera del sud Italia, che diventa il disinfettante più usato per la pulizia di frutta e verdura.

Per la sua azione ossidante, l’ipoclorito di sodio è un ottimo sporicida,  fungicida, virucida e battericida, in particolare verso lo Staphylococcus Aureus e lo Psudomonas Aeruginosa. Viene anche utilizzato, titolato in cloro attivo al 5% e spesso riscaldato, come principale irrigante endocanalare in odontoiatria.

Oggi è disponibile in bottiglia per disinfettare superfici e lavare alimenti, in spray e sapone per l’igiene quotidiana, in gel disinfettante e igienizzante per le mani da portare sempre con se. Diventata, con l’attuale emergenza sanitaria Coronavirus, introvabile nei negozi, l’OMS ha diffuso online una ricetta fai da te che però va messa in pratica solo da personale esperto o qualificato. IMPROVVISARSI PREPARATORI CHIMICI NON È MAI SICURO!

Nonostante la sua efficacia è opportuno sapere che anche l’Amuchina non è scevra da effetti indesiderati. E’ infatti opportuno sapere che va utilizzata solo in mancanza di sapone, stesso discorso vale per l’alcol. Gli effetti collaterali sono correlati alla presenza d’ipoclorito di sodio, il quale può essere irritante per la pelle (in casi d’intolleranze) e per gli occhi e causare bruciore e irritazione. Un uso prolungato inoltre rovina la pelle favorendo paradossalmente l’attacco dei batteri. Una sua ingestione può provocare ustioni alla bocca, alla gola e allo stomaco, oltre a nausea e vomito, bava alla bocca, dolori addominali, diarrea.

Ancora una volta vogliamo ricordarvi di rispettare le norme di sicurezza, per voi e per chi vi sta a fianco.

Lavarsi le mani con acqua e sapone è sufficiente per eliminare i batteri e i virus. Evitare di toccarsi la bocca, il naso e gli occhi se non si è avuto modo di farlo, ed evitare di frequentare i luoghi affollati. Limitare il più possibile i contatti sociali evitando di salutarsi con strette di mano, abbracci e baci. Si consiglia di restare almeno a un metro di distanza gli uni dagli altri. Per gli over 65 è più sicuro stare in casa, soprattutto se si soffre di altre patologie.

Dott. Andrea Liguori

Dott.ssa Chiara Caridi

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